Il film racconta la storia epica di guerrieri, assassini ed un solitario forestiero nella Cina del XIX Secolo costretti ad unirsi per distruggere un clan traditore che voleva eliminarli tutti. Sin dal suo arrivo a Jungle Village in Cina, il fabbro della città (RZA) è stato costretto dalle fazioni locali a creare elaborate armi di distruzione. Quando la guerra tra clan inizia a ribollire, lo straniero incanala un’antica energia per trasformare se stesso in un’arma umana. Combattendo fianco a fianco con eroi iconici e contro criminali spietati, un solo uomo deve sfruttare il suo potere per diventare la salvezza della sua gente.

Tra muscoli d’acciaio e armi fantasmagoriche, il rapper statunitense con la passione per le arti marziali Robert Fitzgerald Diggs, in arte RZA, si vota al cinema e dirige un film sulla vendetta e sull’estetica della violenza che cigola come un ingranaggio poco oliato. Dal gladiatore Russell Crowe alla rediviva di «Kill Bill» Lucy Liu, passando per il wrestler Dave Batista, «L’uomo con i pugni di ferro» è un groviglio di partecipazioni e citazioni, che rende omaggio alle pellicole d’azione cinesi e si tinge di una vena pulp. A Jungle Village, un paese della Cina di fine ‘800, un fabbro di colore forgia sofisticate armi per poter comprare la libertà della prostituta che ama.

La pellicola segna l’esordio alla regia in un lungometraggio di RZA, rapper, produttore discografico e attivista statunitense, membro del collettivo hip hop Wu-Tang Clan, con la passione da sempre per le arti marziali; non a caso il suo biglietto da visita era stato il corto Wu-Tang vs. the Golden Phoenix con il quale aveva convinto Eli Roth a partecipare alla sceneggiatura.

RZA, che interpreta anche il fabbro dai pugni di ferro,  crea un microsistema davvero dettagliato: un  villaggio sperduto nella giungla  in preda a faide tra clan; ogni clan ha il proprio stile di combattimento; le armi e le armature sono curate in ogni dettaglio; le coreografie dei combattimenti sono spettacolari; l’estetica è ricercata sia nella ricostruzione del bordello (oserei dire in stile burlesque) che nelle tecniche di ripresa e  il tutto è amalgamato da un’ottima e insolita colonna sonora.

Sia detto senza alcun intento derisorio o per sminuirlo, il film è davvero un divertente fumetto, un moderno, estremo, innestato, Wuxia Pian. Scontri all’arma bianca, lotte di successione, supereroi (Rza stesso, con Yune e un Russell Crowe da Leggenda degli uomini straordinari, oltre a gang femminili e giganti dorati) e una escalation da videogioco nella quale RZA si ritaglia un ruolo da narratore, prima, e da ago della bilancia, poi.

E se dovesse ricordarvi troppo il Tarantino di Django, con i rimandi al western e spruzzi di sangue che non lasciano macchie, non sorprendetevi: avevano anche pensato a un crossover che portasse a incontrarsi i due personaggi, nel magico mondo di zio Quentin.

Con uno sguardo d’insieme, anche nei più piccoli dettagli (come i titoli di testa e di coda, molto ben fatti) che cita a più riprese i classici della Shaw Brothers, sicuramente ancora grezzo e da levigare ma che lascia intravedere un potenziale, interessante, futuro per il rapper americano, qui anche meticoloso nella scelta degli interpreti, regalando a un Russell Crowe visibilmente over-size uno dei ruoli più belli della sua carriera recente, L’uomo coi pugni di ferro è un’operazione certamente furba ma in fin dei conti divertente e godibile per trascorrere una serata d’intrattenimento fine a se stesso ma meno stupido che in altre occasioni. La qualità delle scene d’azione, soprattutto quando in campo scendono gli attori orientali, da sempre maestri nelle spettacolari coreografie (curate in questo caso da Cory Yuen, un nome una garanzia), offre il suo meglio, mentre perde un po’ di pathos nello scontro principale, quello tra RZA e il gigantesco Batista. Gradevole l’accompagnamento sonoro, che spazia da alcuni pezzi hip-hop cantati direttamente da RZA (che stonano meno del previsto con l’ambientazione) e altri di stampo strumentale e vagamente epico. Strepitoso, infine, il breve cameo di Gordon Liu nei panni di un monaco buddista tutto da scoprire.