Martin Eden

Martin Eden è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Pietro Marcello ed è interpretato da: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Carlo Cecchi, Denise Sardisco, Carmen Pommella, Autilia Ranieri, Lana Vlady, Chiara Francini, Aniello Arena, Rinat Khismatouline, Pietro Ragusa.


Martin Eden, il film diretto da Pietro Marcello, è una nuova versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Jack London, pubblicato nel 1909. Protagonista è il giovane marinaio di umili origini Martin Eden (Luca Marinelli).

Il marinaio salva da un’aggressione Arturo (Giustiniano Alpi), giovane rampollo della borghesia industriale. Per ringraziarlo Arturo lo invita nella sua abitazione di famiglia dove Martin Eden conoscerà e si innamorerà di Elena (Jessica Cressy), la bella sorella di Arturo. La giovane donna, colta e raffinata, diventerà un’ossessione amorosa e il simbolo dello status sociale cui Martin aspira a elevarsi.

Martin inseguirà il sogno di diventare scrittore, a costo di sacrifici e fatiche affrontando i limiti della propria umile origine.  Influenzato dal vecchio intellettuale Russ Brissenden (Carlo Cecchi), si avvicina ai circoli socialisti, entrando per questo in conflitto con Elena e con il suo mondo borghese.

Film di grande spavento e lettura sotto le righe con la storia minima e massima che si conoscono ma non si capiscono; il velleitarismo do un cinema semplice nasconde il grande coraggio per un ‘racconto’ epico in cui viene toccato tirato il secolo breve con immagini di mare, di interni, di comizi, di ballo, di vie, di campagne, di treni e di luoghi di cui conosciamo poco o niente. Un miscuglio con ricordi e reali, vivi e morti che danno risalto ad un’opera forte e suggestiva.

Surreale e voluminosa, sognante e pregnante, rarefatta e corporale: una storia in un film dove il documentarismo (usato dal regista, una sua passione) fa qualcosa e di altro, a parte. Sembra di vedere un racconto a vari livelli con scene e inquadrature veramente efficaci e di rara bellezza, con un’anima e un fondo intenso dello scritto. Certo non lineare, ma con i tempi che si incontrano casualmente non conoscendosi (il primissimo novecento, il post guerra, gli anni del boom e gli anni ottanta): teche senza sarlo e ritratti senza parenti.

Tratto liberamente dal romanzo omonimo di Jack London e sceneggiatura dello stesso regista con Maurizio Braucci (già collaboratore in “Bella e perduta”, 2015). La storia è stata spostata in una Napoli sospesa e in un non ben definito lasso di tempo. Tutto è tempo nello scorrere con pensieri, incontri, passati, foto e movimenti durante un andirivieni del novecento dove il nostro Martin ne vede tante con l’agonia sulle spalle di essere ignorante del tutto prima di inizia a leggere.

Martin Eden – pur traslando il raggio d’azione dalla California ai vicoli di Napoli – si apre “ideologicamente” in maniera molto forte (con un filmato di repertorio dell’anarchico Errico Malatesta durante la manifestazione a Savona del 1° maggio 1920) e mantiene intatto lo spirito del testo originario, senza dimenticare la centralità di un personaggio come Russ Brissenden (Carlo Cecchi), anziano intellettuale e mentore del protagonista, e mettendo in risalto le contraddizioni cruciali che hanno accompagnato il secolo scorso, dal ruolo della cultura di massa al rapporto tra individuo e società, tra socialismo e individualismo, fino alla lotta di classe e all’ipocrisia di certi ambienti.

Costruito attorno all’interpretazione magistrale di Luca Marinelli, il film rompe gli schemi del racconto tradizionale per accompagnare lo spettatore in un percorso fatto più di domande che di risposte, di tensioni più che di riappacificazioni. E come il materiale documentario si alterna alle scene girate ex novo nel creare un film esteticamente sorprendente, allo stesso modo la (sacrosanta) fame di cultura di Martin Eden si intreccia ai dubbi sulla sua efficacia, la scalata sociale svela il tradimento di classe. E il sogno del successo diventa la sua (inevitabile) maledizione.