Necropolis – La città dei morti (As Above, So Below) è un film horror americano del 2014 diretto da John Erick Dowdle ed interpretato da Ben Feldman, Edwin Hodge, Perdita Weeks, James Pasierbowicz.


Sotto le strade di Parigi si trovano chilometri di tortuose catacombe, eterna dimora di innumerevoli anime. Quando una squadra di esploratori si avventura in quel labirinto di ossa inesplorato, scoprono il segreto di cosa, questa città dei morti, aveva lo scopo di celare. Necropolis – La città dei Morti è un viaggio nella follia e nel terrore, che raggiunge la profondità della psiche umana per portare alla luce i demoni di ciascuno che tornano per perseguitare tutti noi.

La relazione d’amore che tutto il cinema di questi anni intrattiene con la realtà e l’illusione di realtà trova nel found footage il suo inganno più sublime e, una volta tanto, nel profluvio di horror che sfruttano quest’estetica, arriva un film in grado di amalgamare bene le caratteristiche fondamentali dello stile (inquadrature poco chiare che nascondono molto di quel che accade, un continuo senso di precarietà) con lo specifico della propria trama. Tutto Necropolis si gioca sulla discesa nell’oscuro, cioè in una zona così remota sottoterra da confinare con l’interiorità di ogni personaggio (che infatti vede proiettati i conflitti irrisolti che si porta dietro) e che ciò sia ripreso con lo stile più precario e inaffidabile che ci sia, l’unico a sistematicamente tradire la volontà dello spettatore non dandogli quella chiarezza espositiva che una situazione spaventosa richiederebbe, pare molto azzeccato.

Peccato che tutta la sceneggiatura di Necropolis sia pervasa dallo spirito più naive immaginabile per una storia del genere. La maldestra fusione di molte mitologie diverse (tradizione alchemica, fusa con quella cristiana della Bibbia, quella dantesca e infine quella egizia) porta ad una continua spiegazione da parte dei personaggi dei luoghi più comuni di ognuna di queste tradizioni, fino a culminare con l’improbabile iscrizione “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”, che non aiuta la credibilità di una trama capace di flirtare senza gusto con l’ingenuo e il banale. Non si tratta purtroppo di lavorare sulle basi del genere ma di cercare di fare un racconto “sofisticato” puntando su tutto ciò che non lo è.

Tuttavia quella alla base del film dei fratelli Dowdle (regista e sceneggiatore) è una trovata di messa in scena in grado di funzionare talmente bene da schiacciare anche molti dei propri difetti. Il loro inferno fatto di ricordi personali che scambia il più tipico fuoco (non ci si sarebbe stupiti di trovarlo) con il buio e una scenografia minimalista (mai più di un oggetto per scena), funziona. L’eterno meccanismo ansiogeno della claustrofobia, il continuo giocare sulla paura del buio e il rialzo di terrore dato da personaggi che per uscire dalla trappola sotterranea in cui sono finiti scendono sempre più in basso, donano al film una componente di invincibile terrore.

A differenza dei film a cui si rifà esplicitamente (uno per tutti: Linea mortale) Necropolis manca l’appuntamento con il solleticamento di quelle parti dell’inconscio collettivo scatenate dalla materializzazione del rimosso personale, tuttavia la sua ambientazione e la messa in scena hanno una concreta forza destabilizzante. Mortificando l’intelletto lavora sull’inconscio, che è più di quanto si ottenga da molto horror dozzinale scritto male quanto Necropolis.

Insospettabilmente buono il finale.

Proprio in questi giorni la Universal ha rilasciato, per il mercato Home Video italiano, una doppia edizione della pellicola. La prima di queste edizioni è costituita dall’ormai scontata edizione DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby Digital. La seconda proposta è sempre in formato Blu Ray, con traccia video con risoluzione a 1080P e traccia audio pienamente in linea con gli standard dei supporti Blu Ray. Purtroppo entrambe le versioni risultano essere prive di contenuti extra ed inserti speciali di particolare e rilevante importanza.