In Necropolis – La città dei morti, sotto le strade di Parigi si trovano chilometri di tortuose catacombe, eterna dimora di innumerevoli anime. Quando una squadra di esploratori si avventura in quel labirinto di ossa inesplorato, scoprono il segreto di cosa, questa città dei morti, aveva lo scopo di celare. Necropolis – La città dei Morti è un viaggio nella follia e nel terrore, che raggiunge la profondità della psiche umana per portare alla luce i demoni di ciascuno che tornano per perseguitare tutti noi.


È uscito nelle sale italiane il film horror Necropolis – La città dei morti (in originale “As Above, So Below”), diretto da John Erick Dowdle ed interpretato da Ben Feldman, Edwin Hodge, Perdita Weeks, James Pasierbowicz.

Ancora un found footage che va ad affollare un panorama horror ormai saturo del formato che se da un parte sembra voler assurgere a genere vero e proprio, dall’altra spesso e volentieri mette in luce una sconfortante pochezza creativa e un reiterato e furbo puntare a far cassa con il minimo dispiego di mezzi.

Per fortuna nel marasma di pellicole mediocri che il formato ci propina ogni tanto fa capolino qualche titolo godibile e il film dei fratelli Dowdle (John Erick regista e Drew co-sceneggiatore) è uno di quelli, certo quella a cui ci siamo trovati di fronte non è una pellicola memorabile pronta a scardinare i cliché del genere, ma regala spunti interessanti e una delle location più intriganti ed immersive che il formato ci ha regalato sino ad ora.

Partito come il solito mockumentary horror, Necropolis si rivela ben presto una folgorante sorpresa. Sempre ad un passo dal baratro del già visto —i contenuti non sono certo originalissimi ma ben congegnati; fanno ricordare, così a caldo, il thriller metafisico Linea Mortale di qualche annetto precedente—, il film si rivela tutt’altro che anonimo, banale e piatto. E quel baratro lo sfiora appena un paio di volte ma non finisce mai per sprofondarci dentro e rimanervi inesorabilmente impantanato.

Al di sopra della media (del genere di appartenenza), presenta uno script articolato e dotto come da tempo non se ne vedeva, ed è forte di una marcia in più attinta dal racconto d’avventura, con una strizzata d’occhio alle memorabili gesta dell’archeologo più in gamba (e sexy) del pianeta celluloide, l’Indiana Jones di papà Spielberg.

‘Escursioni’, le sue, sempre condotte sul filo del rasoio, tra codici da decifrare, enigmi-oracoli in rima baciata, in costante bilico tra scienza e fede (basti ricordare la bellissima parte finale de L’ultima crociata), alla ricerca spasmodica di oggetti ‘sacri’ dall’inestimabile valore e dall’ineguagliabile potenza, in grado di ampliare gli orizzonti della sapienza umana, di riscrivere il destino dell’umanità tutta.

Nel caso di Necropolis, è assente il tocco umoristico e gustosamente rocambolesco dei lavori spielberghiani. I toni sono dannatamente cupi e seri (ma mai ammorbanti) e si fa largo una cospicua fetta di universo metafisico poco conciliante, in perfetta sintonia col contesto ‘di paura’ in cui la vicenda è calata.

Necropolis gode della rara virtù (per i mockumentary, che solitamente ci mettono un po’ ad ingranare) di farsi fin da subito interessante, coinvolgendo a pieno lo spettatore, scongiurandone l’abbandono a metà strada. Spettatore che proprio comodo e beato in poltrona non se ne sta.

Tra i lati positivi dell’operazione indubbiamente il fascino delle location e il buon livello della recitazione. Ci è piaciuto soprattutto Ben Feldman, dotato di indubbio carisma e capacità ed è da segnalare anche la prova grintosa di Perdita Weeks, che smessi i costrittivi abiti vittoriani che si trova spesso a indossare al cinema, è libera di scatenarsi in un viaggio verso il basso dalle ripetute discese agli inferi.

È questo l’aspetto più interessante e coinvolgente del film: l’idea di un mondo capovolto in cui terra e inferno vengono a contatto e per uscire a ritrovar le stelle – e se stessi – è necessario scavare sempre più in profondità, in un percorso labirintico al cui termine ci si ritrova, forse, di nuovo al punto di partenza.

Per alcuni non sarà molto, ma è sufficiente a farci venir voglia di tener d’occhio le prossime prove dei talentuosi Dowdle Bros e di recuperare i loro film precedenti.