Quattro ragazzi, accomunati dal soffrire differenti patologie neurologiche, s’incontrano, si riconoscono e decidono di uscire dal proprio guscio insieme, aiutandosi l’un l’altro. Il primo, Augusto (Emanuele Propizio) è un internet dipendente ossessionato dal computer e dalle chat; Leonardo (Federico Costantini) è un maniaco compulsivo che non riesce a farsi toccare da nessuno per paura delle malattie; Mattia (Guglielmo Amendola) è un narcolettico che si addormenta all’improvviso, soprattutto quando affronta forti stress emotivi; l’ultimo del quartetto, Guglielmo (Vincenzo Alfieri), è vittima della sindrome di Tourette che gli provoca attacchi di tic motori e fonici, con insulti coloriti rivolti a chiunque appena si trova in situazioni imbarazzanti.

Il luogo del loro incontro è una clinica specializzata (e un po’ naif), lasciati dai rispettivi genitori  per passare l’estate e cercare di curare le loro malattie. Lì, decidono di fuggire per andare a Ibiza e vivere una prima estate diversa e avventurosa. Quattro ragazzi che vogliono scappare dalle loro fobie e divertirsi e vivere come gli altri cosiddetti normali. Inizia così un viaggio in auto, a piedi, in treno, in barca attraverso l’Italia e la Francia fino ad arrivare all’isola del divertimento giovanile per eccellenza, incontrando sulla loro strada una ragazza che sta fuggendo da un amore finito e un contadino francese (un Gerard Depardieu in un cameo poco significativo) e sua figlia. I quattro ragazzi fuggono per realizzare i loro sogni, per cercare la libertà, anche dai genitori soffocanti (che stranamente sono tutti single – tre padri e una madre, come se lo scoppio della famiglia fosse un dato di fatto senza bisogno di nessuna spiegazione diegetica) in un viaggio iniziatico ai loro primi amori tardivi, di maturazione, di passaggio dall’adolescenza alla giovinezza, senza che niente e nessuno li possa fermare.

Come in tutte le commedie di genere che si rispettino i quattro protagonisti sono degli outsider a cui è impossibile non affezionarsi o non provare empatia verso le loro paure e problemi, ma, a differenza dei classici film, il loro essere misfits è dato da un disturbo psicofisico che riesce a rendere la pellicola, oltre che molto divertente, anche originale.

Questa pellicola è un inno alla diversità che accoglie a braccia aperte nel buio della sala tutti quei giovani che si sentono dei pesci fuor d’acqua, che ancora non hanno trovato un posto o delle persone a cui appartenere e offre loro speranza in mezzo a delle risate sincere.

L’originalità del canovaccio rende più accettabile lo sviluppo del film che racconta un viaggio di gruppo reso più complicato dalla impossibilità, per i protagonisti, di sentirsi uguali agli altri ma, allo stesso tempo, e seppur con patologie diverse, terribilmente uguali tra loro. Ovviamente inserendo una componente “forte” all’interno della commedia teen si prova a distinguersi dalla massa cinematografica di genere ma ugualmente  ci si espone a un giudizio  severo là dove la disabilità non è funzionale al contesto,  non viene mai debitamente analizzata e se escludiamo il caso Leonardo, e la sua sindrome di Tourette, diviene difficilmente anche argomento sdrammatizzante.

I quattro giovani, interpretati da Emanuele PropizioFederico CostantiniVincenzo AlfieriGuglielmo Amendola, vincono il confronto a distanza con i loro genitori, un quartetto piuttosto blando formato da Serena AutieriMassimo Ghini, Gianmarco Tognazzi e Paolo Calabresi che poco, se escludiamo quest’ultimo, danno al film, così come lo stesso Gerard Depardieu che poteva – e doveva – essere un valore aggiunto o Carolina Crescentini nel ruolo di una nota Dj. Sicuramente più interessanti i ruoli ricoperti da Lucia Ocone, nei panni di una sexy infermiera e da Maria Chiara Augenti  (“Ricordati di Me”),  che qui interpreta Regina, una ragazza in fuga da una storia d’amore finita male.

Dopo il suo mediocre esordio all’insegna del thriller avvenuto tramite Visions (2009), Luigi Cecinelli cambia del tutto genere e, sfruttando un cast di giovani e vecchi volti noti della celluloide nostrana (ma c’è anche Gerard Depardieu!), costruisce una commedia on the road che risente in maniera evidente dell’influenza da parte di modelli cinematografici d’oltreoceano (su tutti, i primi due American pie).

Tra spiagge, discoteche, movida e nuovi amori pronti a nascere, ne viene fuori un insieme senza infamia e senza lode che non annoia e riesce nell’impresa d’intrattenere sufficientemente lo spettatore, per il quale può tranquillamente rappresentare la fresca variante cinematografica ad una calda serata estiva.