Noi

Noi è un film di genere horror, thriller del 2019, diretto da Jordan Peele ed è interpretato da: Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Anna Diop, Kara Hayward, Tim Heidecker, Yahya Abdul-Mateen II, Evan Alex, Emile Alex, Shahadi Wright-Joseph, Cali Sheldon, Noelle Sheldon, Duke Nicholson.


Noi, il film diretto da Jordan Peele, è ambientato ai giorni nostri lungo l’iconica costa della California del Nord e ha come protagonista l’attrice premio Oscar Lupita Nyong’o nel ruolo di Adelaide Wilson, una donna che torna alla sua casa d’infanzia sul mare con il marito Gabe (Winston Duke) e i due figli per un’idilliaca vacanza estiva.

Tormentata da un trauma irrisolto del suo passato e sconvolta da una serie di inquietanti coincidenze, Adelaide sente crescere e materializzarsi la sua ossessione e capisce che qualcosa di brutto sta per accadere alla sua famiglia.

Dopo un’intensa giornata trascorsa in spiaggia con i loro amici, Adelaide e la sua famiglia tornano a casa. Quando cala l’oscurità, i Wilson vedono sul vialetto di casa la sagoma di quattro figure che si tengono per mano…

Il 25 maggio 1986 milioni di americani si presero per mano, formando una catena umana che abbracciò gli Stati Uniti interamente da un polo all’altro, HANDS ACROSS AMERICA, cosi si chiamava questa manifestazione a scopo “benefico”, che suscitò una forte partecipazione da parte della collettività. Da questa vicenda e, soprattutto, dai suoi lati oscuri parte Jordan Peele per generare la sua seconda pellicola dopo “Get Out”, in cui scopriamo che il nostro peggior nemico siamo proprio noi stessi.

Nonostante l’ampio spazio (a volte fin troppo) dedicato all’esposizione, non tutto torna nella trama di Noi. Ci sono diversi elementi che a fine proiezione lasciano un dubbio nello spettatore. Eventi e momenti piuttosto difficili da spiegare e conciliare con gli eventi della pellicola. Non vogliamo entrare nei dettagli per ovvi motivi di spoiler, ma è probabile che uscendo dalla sala vi rimangano alcuni punti poco chiari.

L’impressione però è che non si tratti di semplici sviste o semplificazioni eccessive. È possibile che le spiegazioni a tutti i quesiti aperti siano presenti nella pellicola e che diventino evidenti solo dopo una seconda o addirittura una terza visione. E proprio qui sta uno dei punti più forti di questo film: le innumerevoli interpretazioni che si possono dare di Noi.

La densa mole di spunti non appesantisce il racconto, che nella calibrata alternanza di scene di azione e momenti di tensione guadagna un equilibrio dinamico e coinvolgente. Non mancano per la verità alcune incongruenze narrative, che nel filone horror sono quasi un difetto congenito (l’efficacia della plot armor, le scelte contro-intuitive dei personaggi). Il parziale rigetto della verosimiglianza è però consapevole; “Noi” si appella piuttosto alla simbolicità dell’inconscio, per il quale le coincidenze sono manifestazioni coerenti di una sincronicità sottesa e l’estraneità è una distorsione psicologica del familiare (Das Unheimliche). Si spiega in tal modo la presenza all’interno del testo filmico di un vasto alfabeto simbolico di matrice pop, che oltre a rimandi cinefili, televisivi, biblici e ludici include un uso malizioso e incisivo dei costumi e della colonna sonora. A questo proposito merita particolare attenzione la t-shirt in cui campeggia il Michael Jackson di “Thriller”, umano e zombi, uomo e donna, nero e bianco, definito da Peele stesso “santo patrono dell’ambiguità,” al quale si ispirano forse le tute scarlatte dei Tethered.

Non si può dire altro del film di Peele senza rovinare la trama allo spettatore che va al cinema per farsi sorprendere e spaventare, e in verità il regista riesce benissimo a fare entrambe le cose. La sua storia sorprende per i colpi di scena e per le trovate tecniche di regia, che mantengono sempre altissima l’attenzione, e spaventa, in alcuni momenti più che in altri, proprio per la capacità di giocare con gli spazi, le ombre e il linguaggio di genere, tenendo la tensione del racconto tesa fino alla rivelazione finale.

Perché il finale di Noi è tutto da scoprire, o forse lo si intuisce già nei primi 15 minuti, ma non è comunque un’intuizione esaustiva di fronte alla conferma e allo svelamento conclusivo. Il nervo scoperto su cui agisce Peele è una ferita che gli Stati Uniti vedono sanguinare ogni giorno con maggiore forza, una paura che si trasforma sempre di più in violenza senza deterrente, senza punizione.