Tratto dal best seller di Nick Hornby, il film racconta la sotria di quattro sconosciuti che, durante la notte di Capodanno, si incontrano in cima al grattacielo più alto di Londra con lo stesso intento, ovvero quello di saltare giù. Questa coincidenza è talmente grottesca da farli desistere temporaneamente e stringere un patto: nessuno dei quattro si suiciderà per almeno 6 settimane, ma la notte di San Valentino, si ritroveranno sullo stesso grattacielo per fare il punto della situazione delle loro vite.

Non buttiamoci giù è un best seller del celebre Nick Hornby, scrittore inglese contemporaneo tra i più noti, oltre che al pubblico dei lettori anche a quello degli appassionati di cinema. Non buttiamoci giù è solo l’ultima delle trasposizioni dai suoi romanzi, fra cui vanno annoverate anche Altà fedeltà, Febbre a ’90, About a Boy nonché il più recente È nata una star?, girato in Italia. In più, quasi a sigillo di questa vocazione al grande schermo, Hornby ha anche firmato la sceneggiatura di An Education, uscito nel 2009 e candidato agli Oscar di quello stesso anno.

D’altronde non si può negare una certa affinità tra la prosa dello scrittore britannico e quella di uno sceneggiatore, sebbene non sarebbe corretto dire che i suoi libri sono un po’ come delle sceneggiature romanzate. Niente di più sbagliato. Posta tale premessa, è non meno evidente che, specie nel Regno Unito, in parecchi credano in questa sintonia, nonostante i risultati non siano sempre impeccabili, anzi. Su Non buttiamoci grava in più, per così dire, il peso della tematica, che se non saputa maneggiare rischia di crollare su sé stessa. Tutto ciò è quanto avviene nel film? Più o meno sì, purtroppo.

Hornby ha preferito farsi da parte e lasciare che altri scrittori adattassero i suoi lavori per il grande schermo (come nel caso di Alta fedeltà e About a Boy) e ha approvato la scelta ricaduta sul trentacinquenne di Bristol.

Il libro, pubblicato nel 2005, era stato scritto in forma di diario, con ogni personaggio che narra la propria esperienza in prima persona andando avanti e indietro in tutto il romanzo. Le produttrici si sono però rese conto che questo approccio non avrebbe mai funzionato al cinema. Allo stesso modo, considerando solo uno dei quattro personaggi principali come voce narrante, questo avrebbe sbilanciato la storia, quindi la strategia di Thorne nell’adattamento è stata la separazione dei vari personaggi, inserendoli in quattro capitoli distinti con i nomi dei personaggi.

La regia è stata affidata al francese Pascal Chaumeil che, dopo la commedia romantica Il truffacuori (2010), si è trovato un agente britannico informandolo che uno dei suoi scrittori britannici preferiti era Nick Hornby e che dirigere un adattamento tratto da uno dei suoi libri sarebbe stato un sogno realizzato. L’incontro tra il regista e Dwyer & Posey ha convinto le due produttrici a ingaggiarlo.

La tipicità della scrittura di Nick Hornby è ben presente nel film, anche se lui non ha partecipato alla sceneggiatura, nella sua scrittura dei dialoghi, ironici e taglienti, ma anche dei personaggi, sempre umani e bisognosi di qualche attenzione in più.

La cosa migliore di Non buttiamoci giù è la freschezza sbarazzina e irrefrenabile dell’emergente Imogen Poots, che sa tenere a bada le sue mossette da Sally Hawkins bionda con il candore di un bel personaggio, tenero, fragile.

Un feel good movie da manuale, il racconto propositivo del riaffermare la propria vita, imparando a convivere con i propri insuccessi e le proprie depressioni, con personaggi piacevoli, battute divertenti, anche se nell’adattamento sul grande schermo si sono smussati gli angoli e la black comedy di Hornby ha preso colore rendendo alla fine più definiti i percorsi di vita dei quattro cavalieri del suicidio mancato.