Otto registi del panorama underground/indipendente italiano raccontano e reinterpretano i classici dello scrittore Edgar Allan Poe. Il maestro indiscusso della letteratura horror del nostro tempo rivive al cinema grazie a questo gruppo di giovani registi, pronti a trasferire sullo schermo le ancestrali e più archetipiche paure dell’uomo. Un lavoro corale – sebbene composto da stili e approcci diversi – atto a reinterpretare, sviscerare e riscrivere la suggestiva poetica di un autore sempiterno, che ha popolato sogni e incubi di intere generazioni, ispirato e influenzato romanzieri, pittori, musicisti e perfino linee di gioielli. Oltre che registi del calibro di Dario Argento, Roger Corman, Tim Burton, John Carpenter, Lucio Fulci, George Romero, Stuart Gordon e Federico Fellini.

80 minuti per otto episodi il cui comune denominatore è una carica irriverente di noncuranza della poesia e del dolore insito nelle cupe e ancestrali novelle di Poe; la decadenza e l’abbandono presenti in molti racconti del grande scrittore americano (autore non solo di memorabili racconti del terrore, ma considerato anche maestro del giallo e del grottesco sui temi dell’impossibile) sono del tutto assenti in questi episodi che, volutamente e bizzarramente, banalizzano tutto, a discapito quindi delle atmosfere e della fotografia, mai curata (e non è solo a causa del budget minimo speso per ogni cortometraggio). L’intera operazione, sbandierata dagli autori come rilettura contemporanea fatta per il desiderio di distaccarsi volutamente da castelli e forme del barocco di cormaniana memoria, non attualizza nulla di quel pensiero, non trasporta la verità del nero di quei racconti dentro il meccanismo del racconto condotto per il puro piacere del brivido. Non c’è pathos, soltanto scompostezza delle storie; i registi hanno semplicemente giocato sulle corde inutili del black humour, di gran lunga più presente in un autore a Poe contemporaneo come Guy de Maupassant, raggiungendo pessimi risultati su tutta la linea del progetto.

Delle 8 storie quelle che si lasciano preferire sono “Il giocatore di scacchi”, in una interessante rappresentazione dell’ambizione messa in contrasto con una sorta di automa dal potere perturbante con una alimentazione umana, e “Il gatto nero” che, realizzato in Stop Motion da Paolo Gauido, racconta di un Poe che in prima persona si trova prima carnefice e poi vittima di un misterioso felino mono occhio capace di vendicarsi delle angherie subite per una mera superstizione. Altre due storie su cui discutere sono “Le avventure di Gordon Pym” con tanto di cannibalismo (probabilmente scena che è costata al film un divieto ai minori di anni 18) e finale a sorpresa ma con una storia che soffre inevitabilmente dello scarso minutaggio non riuscendo veramente a colpire lo spettatore e La verità sul caso Valdemar, l’episodio più ironico dell’intera analogia con una mescolanza tra paesino di provincia, buffi zombie allegramente al bar e santoni televisivi in perfetto stile Wanna Marchi. Anche qui il risultato non è memorabile nonostante si sia cercata una interpretazione grottesca. Una discreta suspense è riscontrabile, invece, in “Silenzio” dei fratelli Capasso con una ambientazione casalinga notturna che gioca sulle allucinazioni del protagonista. Da dimenticare, invece, “La sfinge”, “L’uomo della folla” e “Canto” l’episodio finale breve, che prendendo spunto da una poesia ci mostra un seppuku.

Pur dimostrando le buonissime potenzialità di ciascun regista il senso complessivo di questo progetto, ambizioso e non privo di meriti, fatica ad essere trovato dallo spettatore. I tredici episodi che compongono il film sono tenuti insieme soltanto nel segno della paternità artistica, narrativa e spirituale di Edgar Allan Poe, ma di fatto non esiste un fil rouge capace di unire i diversi cortometraggi e la durata (un’ora e cinquanta minuti) non è certo d’aiuto.

All’indomani di un’auspicata distribuzione in DVD per il mercato americano è stato annunciato da buona parte dell’equipe che ha firmato “P.O.E.” un sequel dal titolo “P.O.E. 2 – Project of Evil”. Chissà che non si possa riparare all’eccesso di sovrabbondanza e alla mancanza di coesione e organicità riscontrate in questo primo capitolo.

POE è stato girato direttamente per il mercato estero. Nella versione originale il film è composto da 13 episodi, per le sale sarà disponibile solo in una versione “ridotta” composta da 8 episodi, appositamente selezionati da Distribuzione Indipendente. Al momento non ci è dato sapere se l’edizione Home Video presenterà la versione cinematografica italiana o quella internazionale ben più lunga.