Paranormal Activity 4 è un film in stile falso documentario del 2012 diretto dai registi Ariel Schulman e Henry Joost. Sequel dei film Paranormal Activity, Paranormal Activity 2 e Paranormal Activity 3 ed interpretato da Katie Featherston, Brady Allen, Sprague Grayden, Kathryn Newton, Stephen Dunham, Matt Shively, Brian Boland, Alexondra Lee, Aiden Lovekamp, William Juan Prieto.

Nel quartiere si evidenzia sin dall’inizio la presenza di un ragazzino di nome Robbie. Con la scusa di una falsa malattia di Katie, la madre di Robbie, il ragazzino viene ospitato a casa di una famiglia di vicini composta da madre, padre, una ragazzina teenager e un altro ragazzino di nome Wyatt che all’incirca ha l’età di Robbie. Proprio ospitando Robbie, la ragazza e il suo fidanzato cominciano ad essere ossessionati da strani eventi soprannaturali che si manifestano all’interno della casa, questo a tal punto di registrare ciò che accade attraverso le webcam di computer portatili e di una telecamera. Il manifestarsi della presenza demoniaca e la sua relativa escalation ricalca perfettamente gli altri episodi della saga, ma l’unico vero colpo di scena risiede nel fatto che in realtà è Wyatt e non Robbie, il bambino scomparso di nome Hunter. Per illudere lo spettatore, Robbie viene subito presentato come figlio di Katie e dell’età di Hunter in modo che si possa cadere in errore credendolo appunto Hunter sotto falso nome. Avendo bisogno di una vergine, la teenager della famiglia, dopo l’uccisione del fidanzato e della madre, viene condotta all’interno dell’abitazione di Katie usando come esca dapprima il padre ed infine viene condotta sul retro della casa dalla voce di Wyatt/Hunter. Si ripete quindi anche in questo film l’utilizzo dei bambini per attirare la vittima designata, infatti a questo punto vengono mostrate un gran numero di donne dalle fattezze demoniache in procinto di aggredire la ragazza.

Computer, videochat, telefoni cellulari e anche il sensore ad infrarossi di Kinect (un’estensione della console di videogiochi Xbox360 che rilevando i movimenti delle persone consente di giocare con il movimento del corpo), questa volta le tecnologie attraverso le quali è raccontata la storia di attività paranormali cambiano, facendosi più attinenti alla dieta mediatica giovanile. Meno video casalinghi e più inquadrature da webcam, per un universo semantico completamente diverso di immagini e di trovate di paura.

Con questo film la mitologia di Katie e del demone che si porta addosso fin dall’infanzia aumenta in dimensione, evoluzione e ampiezza. Senza aggiungere moltissimo alla grande trama che lega i 4 film Paranormal Activity 4 si concentra di più sulla Hunter, classico bambino demoniaco e sugli spiriti con i quali comunica (per la prima volta visibili grazie allo stratagemma che coinvolge Kinect), confermando che il vero tratto distintivo della serie è la maniera in cui importa una delle caratteristiche del j-horror di inizio decennio: la conoscenza di una realtà superiore attraverso l’uso della tecnologia.

Nonostante una buona capacità di mettere paura, delle trovate del capitolo originale ormai rimane molto poco, si perde il sottile fascino della paura che si fa strada attraverso l’esposizione di lenti movimenti e rumori fuoricampo a favore di un più classico sfruttamento di rumori forti e improvvisi, come si perde anche il fascino del paranormale mai mostrato prediligendo svolazzamenti come già avevamo visto nei precedenti prequel. Quello che però che Ariel Schulman e Henry Joost (già registi di Paranormal Activity 3) dimostrano di aver capito è che la bassa qualità delle immagini su cui si basa questa serie è la scusa per lunghe scene di buio, dominate da silenzi profondi che spingono lo spettatore a scrutare ogni angolo dell’inquadrature alla ricerca di presenze, movimenti o apparizioni, cioè fare quel medesimo lavoro di interpretazione della realtà attraverso il video che fanno i protagonisti. Una delle idee spaventose più originali e imprevedibilmente non noiose che aveva avuto Oren Peli con il primo film.

Proprio in questi giorni la Universal ha rilasciato una duplice edizione per il mercato Home Video Italiano composta da una prima proposta in DVD con traccia video in 16:9 e traccia audio in Dolby digital 5.1 mentre la seconda proposta della Universal è in Blu Ray con traccia video in risoluzione a 1080P e multi tracce audio  che comprendono italiano in Dolby Digital 5.1, inglese in DTS 5.1 HD, francese in Dolby Digital 5.1, tedesco in Dolby Digital 5.1, spagnolo in Dolby Digital 5.1, inglese in Dolby Digital 5.1 che completa l’offerta delle lingue disponibili. Purtroppo sia la versione DVD che la versione Blu Ray risultano essere prive di contenuti extra e di inserti speciali di particolare e rilevante importanza.