Peppermint - L'Angelo della vendetta

Peppermint – L’Angelo della vendetta è un film di genere azione, thriller del 2018, diretto da Pierre Morel ed interpretato da: Jennifer Garner, Richard Cabral, John Gallagher Jr., Juan Pablo Raba, Annie Ilonzeh, John Ortiz, Method Man, Jeff Hephner, Erin Carufel, Pell James.


Peppermint – L’Angelo della vendetta, il film diretto da Pierre Morel, racconta la storia di una donna che si trasforma da normale cittadina a paladina della giustizia. La storia della vendetta di una giovane madre che non ha più nulla da perdere.

Riley North (Jennifer Garner), una moglie felice ed una madre modello, assiste impotente all’inspiegabile omicidio del marito e della figlia per mano di alcuni narcotrafficanti.

Gli autori del brutale omicidio vengono catturati ma durante il processo, nonostante la sua testimonianza, le accuse vengono fatte cadere e gli assassini liberati grazie all’intervento di un giudice corrotto e di avvocati e poliziotti collusi.

Riley decide così di trascorrere cinque anni ad allenarsi duramente per sistemare le cose da sola. L’obiettivo della sua vendetta non saranno soltanto i carnefici della sua famiglia ma tutto il sistema, dalla giustizia americana ai potenti cartelli della droga.

Il regista Pierre Morel in qualche modo si ispira a Peter Berg, all’ex stuntman David Leitch, con i suoi John Wick, Atomica bionda e a breve il nuovo capitolo di Fast and Furious. Non porta gli effetti speciali all’esasperazione come Michael Bay, ma dilata i rallenty come un John Woo senza inventiva. Peppermint appartiene al passato, si rivela addirittura peggiore del precedente lavoro di Morel: The Gunman, con un irriconoscibile Sean Penn.

Una donna che si vendica degli assassini del marito. Raccontata così, questa storia assomiglia molto a quella di Kill Bill: Volume 1 di Quentin Tarantino. Ma ci troviamo in un film completamente diverso. Se nel film con Uma Thurman la violenza era estetica, talmente stilizzata e coreografata da trasformarsi, a ogni appuntamento con la morte, in un genere cinematografico diverso, qui siamo in un film monocromatico, uniforme, in cui la violenza è concreta e realistica. Un film che funziona, ma che inevitabilmente sa di già visto. Ma qualche motivo di interesse che lo eleva leggermente dalla media ce l’ha.

Non esistono sfumature, nel film, come potete immaginare, così come differenze o rielaborazioni rispetto al consueto canovaccio. Se vi piace il genere, accomodatevi, troverete il bene contro il male assoluto, un percorso di vendetta scritto come la lista della spesa, fino ad arrivare al mandante boss e al suo fortino che sembrava così ben difeso da essere al sicuro. Qui si palesano degli agenti esterni a disturbare la dinamica vendicatrice e futura vittima, sottoforma di polizia e media, ottenendo a quel punto il solo effetto di rallentare il ritmo del film.

Le coreografie sono ben costruite, anche se montate con concitata frenesia, mentre i decibel schizzano durante le tante sparatorie, con armi di ogni genere.

Tuttavia, le finezze sovente non contraddistinguono questo genere di film. Se pensiamo a John Wick di Chad Stahelski, non siamo sicuramente di fronte a un’opera ‘intellettuale’. Eppure, da un lato il killer ben incarnato da Keanu Reeves aveva una sua certa credibilità e un suo appeal; dall’altro – soprattutto – le scene d’azione erano decisamente pirotecniche, esagerate. Ed è proprio questa la maggior nota dolente di Peppermint – L’angelo della Vendetta! Sebbene Jennifer Garner abbia mostrato di essere in grado di dar vita a una performance al cardiopalma, i combattimenti, le sparatorie e gli scontri sono mal coreografati e ripresi in maniera piuttosto piatta ed approssimata.

I limiti della pellicola di Pierre Morel sono ancor più palesi se la confrontiamo con meraviglie della tecnica pervenuteci recentemente dall’Oriente, come l’incredibile La notte su di noi di Timo Tjahjanto. Rispetto a quest’ultimo, mancano piani sequenza, gli scambi di pugni e calci sono loffi, i colpi sparati dalle armi pochi e unidirezionali, le coltellate quasi passano inosservate … Insomma nulla rimane impresso nemmeno per chi cerca il minimo sindacale.