Pet Sematary

Pet Sematary è un film di genere horror del 2019, diretto da Dennis Widmyer ed interpretato da: Jason Clarke, John Lithgow, Amy Seimetz, Hugo Lavoie, Maria Herrera, Jeté Laurence, Lucas Lavoie, Alyssa Brooke Levine, Obssa Ahmed.


Pet Sematary, il film diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer e basato sul romanzo horror di Stephen King “Cimitero vivente”, segue le vicende del Dr. Louis Creed (Jason Clarke), il quale, dopo aver traslocato insieme alla moglie Rachel (Amy Seimetz) e i loro due figli da Boston in una località rutrale del Maine, scopre un misterioso cimitero vicino alla sua nuova casa.

Quando una tragedia colpisce la sua famiglia, Louis si rivolge al suo bizzarro vicino, Jud Crandall (John Lithgow), scatenando una pericolosa reazione a catena dalle terribili conseguenze.

Pet Sematary, seconda versione cinematografica del romanzo omonimo di Stephen King del 1983, che fa seguito a Cimitero vivente diretto da Mary Lambert nel 1989, porta la firma di un duo di registi, Kevin Kolsch e Dennis Windmyer, che hanno tratto dalle pagine del Re un film aderente più all’economia dell’horror di oggi che al testo originario. Una rilettura che non teme di omaggiare a chiare lettere il film di trent’anni fa (con al suo attivo anche un sequel apocrifo), facendo però attenzione, allo stesso tempo, a non disperdere il potenziale originario di un incubo al contempo umano e animalesco, che a detta di King è la storia che è tornato a perseguitarlo maggiormente nelle proprie fantasie (al suo interno c’era, fin dal principio, molto di autobiografico).

Più remake del film del 1989 che nuovo adattamento del celebrato romanzo di King, Pet Sematary dimostra piuttosto in fretta quale sia la sua ambizione principale, che è quella di giocare con quei toni del cinema horror che mirano a creare atmosfere angosciose e cariche di minaccia attraverso l’introduzione di elementi bizzarri e perturbanti. La sfilata dei bambini mascherati da animali che avete tutti visto nel trailer, e che appare nelle prime scene del film, ne è un chiaro esempio, e col procedere della storia, più che The Wicker Man, i due registi sembrano ammiccare ai modelli di Shining o magari anche di Kill List di Ben Wheatley, tanto per fare due esempi, ma finendo più in area James Wan.

Affrontando temi importanti e delicati come la morte e la scelta sul quanto sia lecito o meno superare determinati confini, Pet Sematary vede come protagonista il dottor Louis Creed (Jason Clarke), che si trasferisce in un piccolo centro del Maine con sua moglie Rachel (Amy Seimetz) e i suoi due figli. Arrivato sul posto, scopre l’esistenza di un cimitero degli animali che si trova nella foresta poco lontano da casa sua. In seguito alla tragica morte di uno dei suoi figli, Louis, devastato dal dolore, si avvicina molto al suo nuovo vicino Jud Crandall (John Lithgow), con delle conseguenze potenzialmente devastanti per sé e la sua famiglia.

La tragica storia messa in piedi da Stephen King è perfetta per assecondare riflessioni importanti, quelle che restano nel cuore del lettore, sollecitato a ragionare sulla morte, sul senso di perdita, sull’incapacità di accettarla e assimilarla. King ci parla di perdita e lo fa attraverso i personaggi di Pet Sematary, contrapponendo due visioni diverse nelle due figure genitoriali della famiglia Creed, nell’uomo di scienza Louis, un medico che non accetta il concetto tradizionale di Paradiso e Aldilà, ma dovrà cedere alla tentazione e il richiamo di un altro terreno di sepoltura della zona, quello dei Micmac che si dice abbia poteri incredibili quanto pericolosi. Dall’altra la moglie Rachel, che ha un punto di vista più spirituale e porta dentro i sensi di colpa e la sofferenza per la tragica sorte della sorella Zelda.

Kevin Kölsch e Dennis Widmyer portano sullo schermo il romanzo di Stephen King in una versione riveduta, anche se non necessariamente corretta. Le deviazioni dalla fonte letteraria sono al contempo interessanti e frustranti, generando un film dalla doppia identità che perde parzialmente per strada il senso di ciò che King aveva scritto ai tempi, salvo poi ritrovarlo con un certo gusto beffardo e irriverente. Menzione speciale per il gatto Church, splendidamente inquietante.