Polaroid

Polaroid è un film di genere horror del 2017, diretto da Lars Klevberg ed è interpretato da: Madelaine Petsch, Kathryn Prescott, Grace Zabriskie, Tyler Young, Javier Botet, Mitch Pileggi, Katie Stevens, Samantha Logan, Keenan Tracey, Erika Prevost.


La storia di Polaroid comincia con due amiche impegnate a rovistare nella soffitta di casa. Mentre saccheggiano uno scatolone pieno di cianfrusaglie inutili, le ragazze si imbattono in una vecchia macchina fotografica pieghevole in ottime condizioni. Una sola fotografia condanna una delle due a una fine orrenda, preannunciata da scricchiolii sinistri, visioni di donne impiccate e pericolose ombre sfuggenti.

Tempo dopo, Bird Fitcher (Kathryn Prescott), un’adolescente insicura e solitaria appassionata di fotografia, entra in possesso della stessa Polaroid SX-70. Non ci vuole molto a capire che la macchina fotografica, posseduta da una creatura spietata e vendicativa, condanna chiunque venga immortalato nell’istantanea a un destino orribile e inevitabile. Il click apparentemente innocuo dell’apparecchio lega la vita del soggetto a quella della fotografia scattata; strapparla, tagliarla, bruciarla, non c’è modo di spezzare il potente vincolo demoniaco. Per salvare gli sfortunati amici impressi nelle fotografie e porre fine alla maledizione, Bird dovrà prima risolvere l’oscuro mistero connesso alla temibile Polaroid.

Polaroid è nato da un corto sviluppato nel 2015 dall’omonimo titolo, che il regista ha deciso di sviluppare in un lungometraggio. Dal 2017, anno in cui sono iniziate le riprese, ad oggi il film ha subito varie posticipazioni nell’uscita, da agosto a dicembre dello stesso anno fino a trascinarsi nel 2019 a ben due anni dall’inizio delle riprese. Quali siano le motivazioni di tali slittamenti di data non è dato saperlo, ma è altamente probabile sia dipeso dal fallimento della The Weinstein Company da cui doveva essere inizialmente distribuito.

Dopo un inizio sconclusionato e banale, nel quale dovremmo essere dispiaciuti della repentina morte di una giovane ragazza di cui a malapena sappiamo il nome e che non avrà poi nessuna relazione con la trama principale, l’oggetto del male finisce nelle mani della protagonista.

Il meccanismo è semplice, un qualche spirito maligno è intrappolato in una vecchia macchina fotografica Polaroid e chiunque ha la sfortuna di essere im-mort-alato andrà incontro a una pessima fine. Il design del “mostro”, un umanoide con una specie di lama al posto del braccio, è quanto mai poco ispirato, l’unica cosa degna di nota è il suo essere sostanzialmente un negativo fotografico ambulante, restio alla luce e alle fonti di calore. Purtroppo queste sue regole non sono particolarmente ferree e verranno dimenticate o ricordate all’evenienza. Il cast è poco coeso. L’unica a salvarsi è la protagonista interpretata da Kathryn Prescott, che riesce a dare naturalezza a un personaggio timido e spesso imbarazzato a relazionarsi col prossimo. Menzione d’onore per Grace Zabriskie che nei pochi minuti sullo schermo si mangia tutti pur interpretando se stessa.

Polaroid funziona solo se siete dei pre-adolescenti alla scoperta del genere horror, come ero io all’epoca dei videonoleggi. Perché forse a quell’età si è più suscettibili e quindi è più facile cadere in questo tipo di fascinazione anche grazie all’età dei personaggi, che fanno del film di Lars Klevberg un teen-movie horror, e che quindi consente ad un pubblico più giovane di immedesimarsi. Funzionano le atmosfere e la fotografia, e funziona anche l’idea di base: quella di un oggetto infestato che porta morte a chiunque lo usi. Idea che ci riporta indietro nel tempo quando ad essere maledetti o infestati erano videocassette e cellulari, come le migliori leggende metropolitane raccontavano.

L’omonimo cortometraggio diretto nel 2015 dallo stesso regista Lars Klevberg risultava molto più incisivo nella sua brevità, il passaggio a un minutaggio maggiore non ha garantito un idoneo sviluppo narrativo capace di reggere la forma del lungo. Polaroid è infatti un horror che si affida alle soluzioni “facili” del filone, citando qua e là capisaldi come The Ring e Shutter, tra luci che si spengono, ombre, lenzuola svolazzanti e la classica maledizione proveniente dal passato, in questo caso legata alla macchina fotografica del titolo, amata dai collezionisti e in grado di sviluppare diapositive pressoché istantanee. Il risultato è fiacco e anonimo, nonostante una manciata di trovate parzialmente interessanti, il film risulta paradossalmente una sorta di “fotocopia” di tanti titoli a tema; l’anonimo cast, con l’eccezione della protagonista Kathryn Prescott (unica convincente del lotto, anche grazie a una caratterizzazione leggermente più approfondita del relativo personaggio), non aiuta di certo lo slancio empatico dello spettatore, con la sola parte finale che prova a regalare qualche brivido a tema più corposo.