Poveri ma ricchissimi

Poveri ma ricchissimi è un film di genere commedia del 2017, diretto da Fausto Brizzi ed interpretato da: Christian De Sica, Enrico Brignano, Lucia Ocone, Lodovica Comello, Anna Mazzamauro, Bebo Storti, Ubaldo Pantani, Tess Masazza, Kai Portman, Paolo Rossi, Massimo Ciavarro, Federica Lucaferri.


Grazie all’astuto Kevi che ha messo in salvo i risparmi di famiglia, i Tucci di Torresecca sono ancora i milionari più screanzati d’Italia.

Scivolata nella spassosa ostentazione del lusso in Poveri ma ricchi, la coppia formata da Danilo (Christian De Sica) e Loredana (Lucia Ocone) torna in Poveri ma ricchissimi con una passione tutta nuova: la politica. Lo sconcertante programma elettorale dei cafoni nobilitati prevede l’indizione di un singolare referendum che permetta al loro paesino di uscire dall’Italia, dichiararsi Principato indipendente e proporre così nuove leggi. Una vera e propria “Brexit Ciociara”, un Principato a conduzione familiare con un leader bifolco e spettinato, “povero” di affettazione, ma “ricco” anzi “ricchissimo” di denaro. Grazie a un solido conto in banca e al sostegno di parenti sopra le righe – nonna Nicoletta (Anna Mazzamauro) e zio Marcello (Enrico Brignano) – Danilo si appresta a diventare l’unico leader al mondo che fa più gaffes di Donald Trump.

I Tucci non avevano perso tutti i soldi come credevamo (e credevano anche loro) alla fine di Poveri Ma Ricchi, in realtà sono ancora ricchi, anzi lo sono ancora di più perché quel denaro era stato tenuto in banca e investito, quindi è fruttato. Con questo espediente molto diretto e sbrigativo riparte la storia dei burini pieni di soldi (trattata stavolta anch’essa in maniera troppo sbrigativa, senza star a spiegare troppo). In questo sequel però non vedremo più i Tucci contrapposti alla buona società a cui si devono (e vogliono) adeguare, che non li accetta o li sfrutta, ma loro contro loro stessi, i loro problemi e le loro decisioni.

L’idea è che invece di emigrare a Milano e pagare molte tasse i Tucci sfruttino un cavillo nel documento che segna l’unità d’Italia per far sì che Torresecca si stacchi dalla nazione e diventi stato a sé con loro come governanti. Il primo provvedimento sarà trasformarlo in un paradiso fiscale.

Poveri ma ricchi si era fatto ammirare per il suo delicato approccio alla risata, qui invece ogni sorriso è una forzatura e sono tanti, troppi, i richiami ai cinepanettoni di Boldi e De Sica. Le battute scorrono via senza entusiasmare, da Brignano che canta “Nessuno mi può pregiudicare, nemmeno tu” a De Sica che urla: “L’uomo deve visita’ tutte le spiagge prima di decidere dove piantare l’ombrellone della felicità”.

L’altro problema sono proprio loro, De Sica e Brignano che non fanno decollare mai la loro recitazione svolgendo il loro compitino senza convinzione. Peccato perché a risentirne è tutto il prodotto e il resto del cast, da Massimo Ciavarro (nella parte di un Christian Grey de noantri) a Paolo Rossi, fino ad Anna Mazzamauro. Tutto il film resta impantanato sulla mediocrità senza riuscire mai a sollevarsi, nemmeno quando arriva l’unica idea da salvare, quella della secessione del comune di Torresecca, trasformato in un Principato. La saga dei Tucci è destinata a finire qui, in un modo piuttosto triste.

Detto questo, per il resto, ritroviamo un Christian De Sica modestissimo, un Enrico Brignano in sordina (eufemismo) e una storia che non c’è: i burini Tucci proclamano l’indipendenza – stile Brexit – a fini fiscali, trovano perdono e ritrovano i soldi vinti con la lotteria e… che sonno.

Tutto a tratti appare troppo grossolano per essere vero, a partire dal tremendo incipit in cui in un paio di minuti viene riepilogato come in uno show televisivo il precedente episodio con estratti ad hoc.

Ora, non sappiamo se la carriera di Brizzi, dopo i recenti episodi, proseguirà. Ma se questo finirà per essere il suo ultimo film sarebbe ben triste.