Quo Vado?

“Quo vado” è il film che un po’ tutti si aspettavano, risate (tante), un pizzico di satira sociale. Si guarda volentieri, ma sembra più un film tv che da cinema, anche se gli incassi che sta “macinando” sono da paura.

Dei quattro precedenti film del trio Zalone – Nunziante – Valsecchi, (rispettivamente attore, regista e produttore) “Quo Vado” è sicuramente il migliore sotto diversi aspetti. Decisamente nella realizzazione: ci sono diverse location (l’Africa, la Svezia… il polo Nord), una messinscena sicuramente superiore a quella sotto dei capitoli precedenti e, finalmente, un ritmo più scattante che non si incaglia sempre e solo sulla gag ma sceglie un’opposizione prolifica, divertente: quella tra la dirigente ben interpretata da Sonia Bergamasco e Zalone. Anche se “Quo Vado” continua ad essere il solito film Zalone-centrico e la trama è esattamente identica alla trama dei tre film precedenti cioè: Checco ha un problema, parte, si innamora e “fa di tutto” per seguire la propria amata. Però questa volta la caratterizzazione dei personaggi che ruotano intorno a Checco, i quali non risultano appiattiti dalla spumeggiante personalità di questo ultimo, ma anzi rendono più credibile e verosimile il suo universo, e di conseguenza l’intera vicenda. Classica ciliegina è stata la scelta di inserire, seppur non da protagonisti, due stelle della commedia italiana come Lino Banfi e Maurizio Micheli.

In “Quo Vado” si ride e si ride di gusto, non è una banalità, nelle varie commedie italiane si le risate nei cinema ci sono, ma sempre più sporadiche e giungono spesso alla fine di gag più o meno articolate e costruite. In “Quo Vado?” invece si ride dall’inizio fino all’ultima scena del film. A battute volgarotte si alternano trovate al tempo stesso semplici e grandiose (la bandiera norvegese che diventa un crocifisso, ad esempio – non troverete altro spoiler oltre questo). Sparse lungo il film se ne trovano alcune molto sottili che solo chi segue Checco Zalone fin dagli inizi apprezzerà maggiormente.

Sempre più persone oggi tendono a offrire un’immagine di sé sensibile, ambientalista, animalista, pro-gender, politically correct: il risultato è che è sempre più difficile fare ironia senza scatenare l’ira di qualcuno. Checco Zalone ha invece la sfacciataggine di inserire scene e battute scurrili tirando dentro anche il sesso, gli animali, i portatori di handicap e perfino un certo maschilismo italiano. Siamo italiani brava gente che per amore farebbero tutto, ma i veri valori li conosciamo: quelli della furbizia e della prevaricazione gentile, fondata sul compromesso.

E allora? viva Checco Zalone! Perché ce lo meritiamo, siamo italiani, italiani veri.