Rambo: Last Blood

Rambo: Last Blood è un film di genere azione, avventura del 2019, diretto da Adrian Grunberg ed interpretato da: Sylvester Stallone, Paz Vega, Yvette Monreal, Joaquín Cosio, Óscar Jaenada, Sergio Peris-Mencheta, Adriana Barraza, Jessica Madsen, Sheila Shah, Owen Davis, Díana Bermudez.


Rambo: Last Blood, il film diretto da Adrian Grunberg, è il quinto capitolo della leggendaria serie che vede il ritorno di Sylvester Stallone nei panni di uno dei due personaggi iconici che lo hanno reso una star in tutto il mondo: John Rambo, il veterano di guerra del Vietnam ed ex soldato delle forze speciali dell’esercito americano.

Dopo aver combattuto soldati sovietici in Vietnam e Afghanistan, e massacrato brutali combattenti dell’esercito birmano, ritroviamo John Rambo, nel ranch di famiglia dove può finalmente trascorrere una vita tranquilla. Ben presto però il suo destino lo strapperà alla quiete e lo riporterà a scatenare l’inferno contro un ultimo nemico. John Rambo dovrà infatti affrontare il suo passato e rispolverare le sue abilità di combattimento. Tornerà in azione per salvare la nipote (Yvette Monreal) di un’amica al lui molto cara, rapita da un cartello messicano coinvolto nel commercio sessuale di ragazze nelle zone dell’Est. Ad aiutarlo sarà una giornalista (Paz Vega), in cerca della sua sorellastra, anch’essa rapita.

Trentasette anni dopo il primo film, arriva il quinto capitolo di un franchise diventato un cult: Rambo – Last Blood. Sylvester Stallone torna nei panni di un personaggio che lo ha reso una star planetaria: John Rambo, il veterano di guerra del Vietnam ed ex soldato delle forze speciali dell’esercito americano. Dopo aver abbattuto soldati sovietici in Vietnam e Afghanistan, e massacrato brutali combattenti dell’esercito birmano, John torna nel ranch di famiglia per iniziare finalmente una vita tranquilla… prima che il destino lo riporti di nuovo a scatenare l’inferno contro un ultimo nemico.

Scritto in maniera amatoriale, girato che più sciattamente non si può, Rambo: Last Blood è una patetica accozzaglia di superficiali momenti derivativi intrisi di noia. Immotivatamente per un film del genere, quasi un’ora è spesa nella più brutale soap opera messicana nella quale ogni personaggio – e tutti sembrano usciti fuori dal casting per scovare gli attori meno carismatici al mondo – è tagliato con l’accetta degli stereotipi. Quando l’azione arriva (pur sollevando interrogativi, tra cui perché i narcos vestiti da marines) si scade improvvisamente nel gore più inutile. Oltre che fuori contesto. Oltre che abbandonato all’azione da videogioco senza alcun pathos.

Il ritmo irregolare e ben poco armonioso dà l’impressione che il tutto sia stato concepito in virtù di una battaglia finale tanto ben congegnata quanto breve, senza colpi di scena, phatos, per quanto coreograficamente resti un perfetto omaggio al passato vietnamita di Rambo. Palesi sono il suo ispirarsi al western crepuscolare dei bei tempi che furono, con un’atmosfera cupa e presaga di morte, di fallimento e senza speranza, ma poi tutto diventa pian piano più un omaggio ad alcuni dei capitoli più stantii e dimenticabili de Il Giustiziere della Notte.

Resta tuttavia negli occhi la dolente e disperata performance di un Sylvester Stallone capace di regalarci un John Rambo che insegue e accarezza una morte che lo ha accompagnato per tutta la vita, ma che di lui sembra non volerne sapere. Il che già di per sé vale una visione, perché palese è il suo mostrarci in modo assolutamente genuino e viscerale, l’essenza stessa della parola reduce, la dolorosa coerenza nella mancanza di rinascita per chi ha visto la morte in faccia.

Rambo: Last Blood non è la conclusione che ci aspettavamo da Sylvester Stallone, non il film fracassone, drammatico o persino impertinente che si prospettava. È la stessa identica revisione adottata da Sly per il suo Rocky, espressione diretta dalla sua sensibilità adesso più matura e interessata all’emozione dietro all’atto di combattere o uccidere. È sensato nella sua iniziale lentezza, purtroppo minato da scelte di montaggio e di ritmo che spezzano troppo il risultato complessivo, suddiviso in tre grandi atti che sembrano vivere di regole stilistiche proprie. La regia e la cura fotografica sono spesso molto curate (alcune inquadrature e diversi tagli di luce addirittura splendidi), eppure sembra mancare un pizzico di coerenza artistica, scelte di coraggio nell’elevare appena al di sopra della sufficienza un prodotto che poteva essere grande testimone dell’eredità iconica di Rambo. Stallone fa del suo meglio ma non riesce nell’impresa di ripetere il miracolo fatto con Creed, al netto di un bel massacro e di forti vibrazioni gore divertenti nel terzo atto, anche se non sempre efficaci. La risoluzione finale dà comunque i brividi e carattere al film, che resta un must see per tutti gli amanti dell’irriducibile reduce del Vietnam.