Revenge

Revenge è un film di genere azione, thriller del 2017, diretto da Coralie Fargeat ed interpretato da: Matilda Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède, Jean-Louis Tribes.


Revenge, il film diretto da Coralie Fargeat, vede protagonista la sexy e sfacciata Jen (Matilda Luz), che viene invitata dal suo ricco amante alla tradizionale battuta di caccia che l’uomo organizza con due amici.

Isolata nel deserto, la ragazza diventa presto preda del desiderio degli uomini e quello che doveva essere un week end di passio­ne si trasforma in un incubo, in una spietata caccia all’uomo. Per la prima volta un “rape and revenge movie” girato da una regista donna. Ricco di virtuose sequenze pulp, Revenge ricrea il classico gioco del gatto con il topo, mostrando come una donna sappia reagire alla violenza, al più vile degli atti maschili.

Revenge è il primo horror del filone “rape and revenge” ad essere stato diretto da una regista donna (la francese Coralie Fargeat) ed ha avuto la sua anteprima mondiale nella sezione Midnight Madness del Toronto Film Festival 2017 e, in seguito, in occasione del Sundance Film Festival del 2018. Come già detto  nella sinossi, il film segue le vicende di Jen (Matilda Lutz), sexy socialite che ha una relazione segreta con il milionario Richard. I due decidono di passare un fine settimana in una lussuosa villa isolata nel deserto, in attesa degli amici di Richard, con cui l’uomo ha organizzato la tradizionale battuta di caccia annuale. Le cose prenderanno una terribile piega quando Jen verrà violentata da uno dei ragazzi: Richard offre alla ragazza una somma di denaro e un’alternativa per dimenticare la violenza subita, ma Jen rifiuta e fugge nel deserto, braccata dai tre ragazzi. Fingendo di chiamare un elicottero per accompagnarla a casa, Richard spinge Jen giù per un dirupo. Ha inizio la vendetta della donna.

Revenge è un film estremamente diretto e viscerale. Nonostante la drammaticità del contesto, la pellicola mette in scena la forza di Jen senza toni melensi. Jen non si piange addosso nemmeno un secondo, anche perché non ne ha tempo. La prima parte del film ci mostra lo spirito di sopravvivenza della ragazza, che viene rappresentato in maniera surreale, ma con grande efficacia estetica ed allegorica. Revenge infatti è un film dalla marcata personalità dal punto di vista visivo, si vede che Fargeat cerca la sua dimensione pulp, con scelte registiche e sceniche spesso sopra le righe ma mai prive di carattere e significato. Una fotografia sgargiante, un continuo indugiare sul dettaglio violento, sulla sofferenza fisica, senza mai esasperare i toni. È quel tipo di violenza che dà una parte crea tensione dall’altra la stempera, rendendosi per lo più delle volte il catartico exploit dei momenti più importanti del film. Insomma, è quel tipo di violenza filmica, che piace, perché ha il suo perché.

D’altro canto la regista non si risparmia sotto nessun punto di vista. L’approccio narrativo con cui esplora questa deriva grottesca del conflitto uomo-bestia/donna, è sentito, ma nemmeno cosi retorico e perbenista. Si contrappone estremizzando al massimo, la figura della donna svampita, della donna oggetto, con quella della figura femminile risoluta e determinata che si evolve dalla prima. Cosi come è estremizzata la rappresentazione dell’uomo, o meglio, del lato bestiale dell’uomo, quello brutale e animale.

Ciò che rende ottimo questo film è anche la riflessione che la Fargeat vuole proporre. Si potrebbe anche essere d’accordo con la meschina giustificazione rispetto lo stupro subìto. Tuttavia, attraverso un semplice sillogismo aristotelico, è possibile anche giustificare la follia vendicativa e omicida di Jen. Perché se Jennifer si è cercata lo stupro con il suo comportamento, di conseguenza possiamo affermare che la repellente comitiva si sia andata a cercare la brutale vendetta della bellissima e spietata Matilda Lutz.

Il resto lo fanno le location, che conferiscono al film un’atmosfera alla Wolf Creek, l’ironia diffusa in tutta la storia e un finale in crescendo rossiniano, che chiude il cerchio nella villa dove tutto era iniziato, con il sangue che diventa l’elemento entro il quale si affrontano i sopravvissuti e ridipinge pareti e pavimenti, invadendo lo schermo. Bellissima apoteosi di un genere non più appannaggio dello sguardo maschile e che risulta più impressionante quando diventa il simbolo della ribellione femminile a chi la vuole (ancora) muta vittima della violenza del più forte.