Suspiria

Suspiria è un film di genere horror, thriller del 2018, diretto da Luca Guadagnino ed interpretato da: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Lutz Ebersdorf, Jessica Harper, Chloë Grace Moretz, Angela Winkler, Sylvie Testud, Renee’ Soutendijk, Ingrid Caven, Malgorzata Bela.


Suspiria, rivisitazione del classico horror di Dario Argento, secondo il regista Luca Guadagnino, è ambientato in Germania negli anni 70 dove una ballerina americana si iscrive alla Tanz Akademie per seguire i suoi prestigiosi corsi di danza, ma quando inizieranno a scomparire alcune ragazze scoprirà che l’istituto, fondato dalla potente e malvagia strega, la Mater Suspiriorum, è una copertura per lo studio delle scienze occulte.

Il film, arricchito dalla colonna sonora di Thom Yorke, leader dei Radiohead, vede come protagonisti principali Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloë Grace Moretz e Jessica Harper.

Nel suo Suspiria, Luca Guadagnino sposta l’azione da Friburgo a Berlino. Se la Friburgo di Dario Argento era una città tenebrosa, ma non particolarmente riconoscibile, l’ambientazione berlinese, per Guadagnino, è essenziale al discorso che vuole portare avanti. La capitale tedesca, nel 1977, è una città non pacificata, sospesa tra due conflitti, la Seconda Guerra Mondiale, che ha segnato profondamente gli abitanti, e il terrorismo dei gruppi estremisti di sinistra. Susie Bannon (Dakota Johnson) entra a far parte della misteriosa scuola di danza di Madame Blanc (Tilda Swinton) proprio nei giorni in cui la banda Baader-Meinhof dirotta un aereo della Lufthansa prendendone in ostaggio i passeggeri e vicina alle idee dei terroristi è anche una delle ballerine della scuola, Patricia (Chloe Moretz). La stessa scuola di danza di Madame Blanc, ben diversa dallo spettrale edificio scelto da Dario Argento, assimilabile quasi a un castello di qualche tetra fiaba, è una grigia costruzione che si erge a fianco del Muro.

Guadagnino, per nulla impaurito dal confronto con il film di Argento, si muove liberamente costruendo un film estremamente personale, ennesimo tassello di un quadro di cui è ancora difficile intravedere la forma finale. Perché non c’è dubbio che l’autore stia perseguendo un’idea di cinema inconsueta e unica frutto di un lavoro costante sull’immagine, la musica, i colori, le inquadrature che è presto per dire dove lo porterà.

Un discorso in cui la donna è sempre al centro del racconto, che si tratti di una cantante pop o una signora della borghesia o una danzatrice incredibilmente dotata. Un puzzle ambizioso per arrivare a una definizione del femminino sempre ricca, non convenzionale, contemporanea. Guadagnino è un regista profondamente femminista, ammesso che la definizione abbia un senso. Con il coraggio di proclamarsi tale anche in Suspiria tratteggiando un ritratto di donna a tinte forti, apparentemente negativa, totalmente autodeterminata. Inserirlo all’interno di un film horror, genere tradizionalmente poco genero nei confronti del sesso femminile, è un atto quasi rivoluzionario.

Nell’avvolgente crescendo, vengono a dare manforte anche la fedelissima Tilda Swinton, che si fa in tre (ruoli) per il film, e i suoni di Thom Yorke, voce dei Radiohead. E poco importa che il ruolo di facciata sia affidato alla Johnson, carismatica come il suddetto ukulele: il magma ribolle altrove, nei sospettosi meandri delle vicende e dell’edificio, verso cui il film avanza a lunghe falcate.

Fino ad arrivarci, in un finale di grande impatto rituale, che svela tutto quello che era stato fin lì furbescamente centellinato.

Quello che sembrava un progetto harakiri diventa così un angosciante gioiellino da sviscerare mentalmente dopo la visione. Ben più di un regalo da crisi di mezza età di Guadagnino per Guadagnino.

Dimenticate (quasi) tutto quello che sapete del film di Dario Argento. E dimenticatevi anche l’horror, perlomeno l’horror come viene tradizionalmente inteso. Certo, è da lì che Luca Guadagnino è partito, per realizzare qualcosa di completamente diverso: sia nell’estetica che nel contenuto. I “Sei atti e un epilogo” del Suspiria di Guadagnino parlano di storia, di Olocausto, di senso di colpa, di vergogna, e più di ogni altra cosa – come sempre in Guadagnino – parla di amore. E, ovviamente, di donne e maternità. In equilibrio costante tra genere e arte, tra purezza e corruzione.