È ora di legalizzare Ted. Da quando abbiamo lasciato John e Ted, i due continuano a spassarsela alla grande in quel di Boston.


Mentre John ora è scapolo, Ted convola a nozze con Tami-Lynn, la donna volgarotta dei suoi sogni. Poiché i problemi coniugali cominciano ad assalire gli sposi, Ted e Tami-Lynn decidono di avere un bambino per salvare il loro matrimonio. Le loro speranze vengono schiacciate però quando il Commonwealth del Massachusetts dichiara che Ted non è un essere umano, ma una proprietà, e quindi la sua domanda di adozione viene respinta. Inoltre, viene licenziato dal suo lavoro presso il negozio di alimentari, e sommariamente informato che il suo matrimonio è stato annullato. Arrabbiato e sconsolato, Ted incassa la sua frustrazione e chiede al suo migliore amico di aiutarlo a citare in giudizio lo Stato per far valere i suoi diritti.

La forza del primo Ted stava tutta nel fatto che il protagonista non fosse Ted, ma l’umano che lo possedeva e ci era amico. L’orsacchiotto parlante era la maniera in cui il film trattava il tema abbastanza abusato degli adulti mai cresciuti, dell’essere eterni ragazzini alimentati a cultura pop. John non abbandona mai il suo orsacchiotto perchè anch’esso cresce con lui: c’è un modo di essere ragazzini che si evolve e arriva fin’anche ai 40 anni. In Ted 2 invece il protagonista è proprio Ted e la sua paradossale lotta per essere riconosciuto come umano. L’orsacchiotto come i gay e gli afroamericani, cestinata qualsiasi idea più elevata il film è un lungo collage di situazioni e gag, tutte molto riuscite ma decisamente più deboli dal punto di vista narrativo.

Ciò che non cambia è ancora una volta la capacità comica del film: vorticosa, esilarante, fortissima. MacFarlane ha l’abilità di orchestrare tante gag e collegarle, non lasciarle come momento sketch isolato come capita a tantissime commedie analoghe. Il tutto facendo la spola impazzita fra registri e interlocutori diversi: è per tutti, ma un posto speciale è dedicato ai nerd. Scorrettissimo e volgare nei momenti “scult“ (la donazione del seme di John e l’irruzione in casa del giocatore per masturbarlo) e poi tutto il film ha un sottotesto che è un quizzone esilarante per i nerd: pieno di citazioni pop e meno. L’orsacchiotto con la voce e movimenti di MacFarlane vuole che lo si chiami Ted Clubber Lang come il Mr T. pugile rivale di Stallone in Rocky III, da applausi il riferimento a Jurassic Park. Ma quello che rimarrà negli annali delle citazioni per nerd è l’ironia sul nuovo Superman nel regno della convention per gli amanti di cinema e fumetti: il Comic Con. Senza dimenticare poi con quale nome di un personaggio di una celebre saga, l’orsetto erotomane prenda in giro Sam L. Jackson, l’avvocatessa, per tutto il film.

Tralasciando le differenze che intercorrono tra il primo ed il secondo Ted, ci sembra giusto spostare la nostra attenzione MacFarlane, qui al suo terzo lungometraggio, che si avvicina sempre di più a ciò che potrebbe essere la sua verve sul grande schermo, ovvero non solo citazioni, ma flashback, scene surreali ed una certa tendenza a sbattersene di tutto, che incide relativamente più che altro perché ostentata. Pregi e difetti di due delle sue creature più note, ovvero i Griffin e American Dad. Salvo non farne una saga, anche perché la necessità di dover contenere il temperamento di MacFarlane mal si presta all’idea di un Ted 3, 4, 5 e via discorrendo.

Per il resto, c’è l’uso geniale della Hasbro, che porta a nuovi e inediti livelli il concetto di product placement inserendo addirittura il marchio nella trama del film, in veste nientemeno che di villain, e c’è tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un film come questo. Un’unica raccomandazione: sconsiglieremmo di portarci i figli piccoli, come incautamente abbiamo visto fare ad alcuni, forse ingannati dalla presenza di un orsacchiotto nel film, perché di Ted tutto si può dire, fuorché che sia un personaggio pensato per i bambini.