La pittoresca cittadina di mare di Claridge prospera proprio grazie all’acqua, che è sostentamento e principale fonte di ricchezza della comunità. Quando due biologi ricercatori francesi rilevano un livello di tossicità sconcertante nell’acqua cercano di avvertire sindaco, il quale però rifiuta di generare panico nella sua tranquilla città. Questa negligenza avrà delle conseguenze terrificanti.

La fine del mondo in The Bay ha contorni meno spettacolari rispetto agli analoghi sul tema (nonostante il secondo premio del pubblico a Toronto 2012, è stato un flop al botteghino USA: poco più di $ 30.000), ma vanta dalla sua un’ascendenza diretta con la cronaca da mandarti sufficientemente in paranoia per il resto dei giorni.

La scelta del found footage è come sempre una di realismo e di indagine delle nuove forme di produzione video, cioè come le nuove tecnologie video che riempiono la quotidianità possano creare un racconto delle singole vite attraverso storie da cinema. Eppure in The bay non c’è mai quella svolta appassionante che il found footage trova nè quelle caratteristiche di indagine dell’immagine che sono proprie del genere.

È un’operazione che mette a disagio sin dalla lettura dei credits: che cosa può farci mai, ti chiedi, il nome del grande Barry Levinson in un film prodotto da Oren Peli e Jason Blum, strateghi dei vari Paranormal Activity? E perché un regista intelligente e rinomato come lui, per anni inserito nella grande famiglia di Hollywood (ricordiamo che ha vinto un’Oscar nel 1988 con Rain Man), si è prestato a girare con iPhone e videocamere amatoriali un film che, per genere e target, non diresti nelle sue corde? Poi scopri che Levinson non lavora al cinema da quattro anni (ultimo titolo in filmografia è Disastro a Hollywood, quasi una premonizione personale); che il low-budget può essere l’occasione di sperimentare una libertà d’espressione senza precedenti in carriera (e Levinson ha 71 anni!); che The Bay non è la solita horror-fuffa-pseudo-documentaristica realizzata con la tecnica del found footage, ma un’abile rappresaglia linguistica condotta con – e contro – i codici delle retoriche dominanti.

Quello che stupisce in “The Bay” è l’assoluta padronanza del genere da parte del regista di “Rain Man”, che mai prima d’ora si era avvicinato al genere horror, riuscendo lo stesso a generare un’opera ansiogena che gioca con paure ataviche ed ecocatastrofismi, passando per celebrazioni animal attack sullo stile di Piranha o Lo Squalo, fino a mostruose laparotomie alla Alien, con parassiti che sbucano dal collo, dalla bocca, smembrano e scompongono l’essere umano in un groviglio gore che non si crogiola esclusivamente sul potere dell’immagine ma elabora le paure nel sottobosco mentale dello spettatore.

Quello che ci è piaciuto di più nel film è la scelta di usare un realismo pseudoscientifico che fa di The Bay un vero e proprio documentario, questa scelta però è al contempo un punto di forza del film, ma anche un suo limite a livello di drammatizzazione. Levinson confeziona comunque un ottimo debutto nel genere e sciorina una serie di trovate orrorifiche particolarmente azzeccate, unite ad un inquietante fil-rouge a sfondo ecologico, capace di innescare una serie di inquietanti dubbi su un potenziale inquinamento silenzioso e letale in atto da tempo, che in qualche modo sta sistematicamente sconvolgendo nel profondo l’intero ecosistema.

The Bay è un horror del 2012 e come tale ha la sua dose di gore, ma Levinson ha l’intelligenza di usarlo con parsimonia, massimizzando l’effetto delle poche sequenze davvero brutali. Nel contesto di un film che risulta assolutamente credibile nella sua pretesa di essere una documentazione di fatti realmente accaduti, l’impatto di certe sequenze è notevole.

Intendiamoci, non stiamo parlando di un film da Oscar, ma se state cercando un horror efficace, che vi faccia passare la voglia di fare il bagno per un paio di mesi, The Bay è il film per voi. Un’unica raccomandazione: se le cose piccole e striscianti vi disturbano, allora fareste meglio a pensarci due volte prima di guardare il nuovo film di Barry Levinson…