The Prodigy - Il Figlio del Male

The Prodigy – Il Figlio del Male è un film di genere horror, thriller del 2019, diretto da Nicholas McCarthy ed interpretato da: Jackson Robert Scott, Taylor Schilling, Colm Feore, Brittany Allen, Peter Mooney, David Kohlsmith.


The Prodigy – Il Figlio del Male, il film diretto da Nicholas McCarthy, segue la storia del piccolo Miles (Jackson Robert Scott), che manifesta atteggiamenti che preoccupano e spaventano la madre (Taylor Schilling).

La donna, infatti, pensa che qualcosa di soprannaturale stia prendendo il sopravvento sul suo bambino. Decide quindi di farlo ipnotizzare, scoprendo così che un demone ha scelto il corpo di suo figlio per manifestarsi.

McCarthy torna al suo inestinguibile amore per gli horror dirigendo “The Prodigy – Il figlio del male” e si concentra sul dramma di una madre, nella Contea di Montgomery, Ohio, che vede suo figlio mutare “forma” mentis e occultare un vero criminale adulto in una mente acerba all’apparenza prodigiosa. Così Miles rappresenta l’ennesimo bambino posseduto nella storia del cinema, che trova la sua genesi con Regan nel celebre “L’esorcista”, passando da Damien per concludersi con il recente “L’esorcismo di Hannah Grace”. Qui non assistiamo al demonio come entità satanica, ma alla reincarnazione di un serial killer venuto dal passato per saldare un conto bruscamente interrotto da una morte violenta. E anche se il piccolo Jackson Robert Scott di “IT”, che impersona Miles, ha lo sguardo alienato e l’espressione perfetta per inquietare e trasmettere l’ansia che porta al salto sulla sedia, aiutato anche dalla scelta studiata a tavolino di donargli due occhi di colore diverso, uno azzurro ed uno castano, la pellicola non riesce ad andare oltre alla classica prassi del genere a cui appartiene, rimanendo bloccata su una trama poco originale e molto forzata, senza brillare di alcuna invenzione stilistica.

The Prodigy – Il Figlio del Male non spaventa, se è questo che vi interessa sapere, salvo appunto in rari e fugaci momenti, spinge invece sul creare una sana tensione di genere, con lo spettatore quasi sempre un passo avanti ai genitori di Miles, vero ambiguo e sfortunato motore degli eventi. Il focus dell’intera operazione è rimuovere l’anima dannata dal corpo del bambino, un’azione che diventa un autentico omaggio al sovrannaturale. Esistono uomini disposti ad accettare solo la scienza, la verità tangibile, chiudendo qualsiasi porta a ciò che invece è invisibile; e se al contrario esistesse qualcosa che non si può toccare, spiegare o dimostrare?

Sarah, la Taylor Schilling di Orange is the new black, fatica un po’ nell’interpretare una parte difficile ma il suo personaggio sembra comunque disposto a tutto, pur di salvare Miles. Quest’ultimo, il Jackson Robert Scott “conosciuto” come Georgie nel recente It di Muschietti, ha la strada più spianata: niente fa paura come l’immagine innocente di un bambino, abitata da crudeltà e perversione.

In questo film tutti i comprimari vengono lasciati in secondo piano, dando così molto più spazio ai due protagonisti. Tra i personaggi secondari che prendono parte alla vicenda avremmo però voluto saperne di più dello psicologo interpretato da Colm Feore, che aiuta Sarah a scoprire cosa stia accadendo a suo figlio. La scena in cui si ritrova suo malgrado a scontrarsi l’entità all’interno di Miles, di cui ci viene finalmente mostrata la diabolica furbizia, è una di quelle meglio costruite del film, senza dubbio tra le più inquietanti e cariche di tensione.

The Prodigy parte, almeno nelle intenzioni, come un buon film ma purtroppo McCarthy, questa volta, non va oltre il compitino ben svolto. Trama semplice e lineare, si intuisce dove andrà a parare già nei primi minuti, quando, contemporaneamente, avvengono la morte di un serial killer e la nascita del bambino (entrambi affetti da eterocromia) di una coppia da classico quartiere residenziale per famiglie americano. Quello che manca è la sorpresa.

Un film ben girato quindi, ma senza particolare guizzi. Sicuramente un buon da cassetta che proprio per questa sua caratteristica, non rimarrà nella memoria dello spettatore da sala.