Troppa Grazia

Troppa Grazia è un film di genere commedia del 2018, diretto da Gianni Zanasi ed interpretato da: Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi, Daniele De Angelis, Valerio Mastandrea.


Troppa Grazia, il film diretto da Gianni Zanasi, racconta la storia di Lucia (Alba Rohrwacher), una geometra di 36 anni che vive da sola con sua figlia.

Mentre si arrangia tra difficoltà economiche e relazioni personali sempre poco chiare, il Comune la incarica di un controllo su un terreno dove deve sorgere una grande opera architettonica aspettata da tutti. Durante i controlli Lucia si accorge che le mappe del Comune sono sbagliate e piene di manipolazioni per coprire probabili rischi geologici. Lucia, spaventata dall’idea di poter perdere il suo incarico, decide di non dire nulla e non creare problemi.

Il giorno dopo, ripreso il lavoro sul terreno, viene interrotta da quella che le sembra una giovane “profuga”. Lucia le offre 5 Euro e riprende a lavorare. Ma la sera, mentre cucina in casa sua, la rivede improvvisamente lì davanti a lei. La “profuga” la fissa e le dice: “Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa…”

Il regista di Non Pensarci e La Felicità è un Sistema Complesso ripropone anche in questo ultimo film l’utilizzo dell’ironia per affrontare alcuni dei temi più spigolosi della contemporaneità, come la spiritualità, la genitorialità, il problema del lavoro e la moltitudine di persone e situazioni ambigue che si incontrano nel proprio percorso.

L’idea di partenza di Troppa grazia è senz’altro intrigante e l’apparizione della Madonna come sorta di rappresentazione dell’inconscio della protagonista che, nonostante abbia disperato bisogno di lavorare, non riesce fino in fondo a chiudere un occhio e piegarsi alla corruzione dilagante, è originale e conduce a momenti appassionanti e spassosi. Nonostante le convincenti prove di tutto il cast – a partire da un ottima Alba Rohrwacher, passando per Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron e Carlotta Natoli – e il piglio come sempre sicuro di Zanasi alla regia, il film dopo la prima corposa parte in cui vengono introdotti contesto e personaggi inizia però a perdere efficacia.

Zanasi traccia abilmente e con una rara gentilezza il profilo della protagonista Lucia (Alba Rohrwacher), una geometra alle prese con una figlia adolescente da crescere, un compagno eterno bambino e un lavoro da freelance che non le garantisce alcuna stabilità economica. Svampita e poco incline al rispetto delle convenzioni nella vita privata Lucia è invece scrupolosa e organizzata nel suo lavoro e per questo è molto stimata nella cittadina in cui vive, una realtà rurale italiana ideale che il regista non specifica. Sempre in cerca di nuove commissioni Lucia trova lavoro al Comune, che le affida la misurazione di un grande terreno dove sorgerà un plesso multimediale (L’Onda) realizzato da un grande architetto.

Troppa grazia si porta addosso i segni di un anomalo fantasy. Già evidente nell’immagine iniziale, attraversato dalla citazione ironica di Interstellar, ma ancora più incisivo nella scena dell’allagamento e nel bel finale. Lo spazio, che nel cinema di Zanasi riveste spesso un’importanza primaria, sembra ribaltarsi, diventare verticale, mostrare luoghi sommersi. La fotografia di Vladan Radovic – alla seconda collaborazione con il cineasta dopo La felicità è un sistema complesso – sembra rendere il posto liquido e il personaggio di Lucia, dove Alba Rohrwacher regala a Lucia una fisicità astratta, sospesa tra dimensione comica e al limite del grottesco.

La debolezza di qualche nesso logico relativo alle motivazioni della protagonista e, in particolare, di quello che dovrebbe giustificare lo scarto tra l’iniziale scetticismo di Lucia e la successiva adesione alle volontà del sua interlocutrice così come una certa tendenza a divagare nella parte conclusiva della vicenda non diminuiscono la bontà del risultato né l’originalità del cinema di Zanasi.