Tutta un'altra vita

Tutta un’altra vita è un film di genere commedia del 2019, diretto da Alessandro Pondi ed interpretato da: Enrico Brignano, Ilaria Spada, Paola Minaccioni, Maurizio Lombardi, Gabriele Lustri, Giorgio Colangeli, Monica Vallerini, Daniela Terreri, Giordano Di Cola, Rossella Brescia, Paolo Sassanelli.


Tutta un’altra vita, il film di Alessandro Pondi, parte dalla seguente domanda: Cosa faresti se il destino ti offrisse di diventare un’altra persona per una settimana?

Gianni (Enrico Brigano) è un tassista romano con una routine consolidata. Ha una moglie e due figli e sogna di vincere la lotteria per cambiare il suo quotidiano scialbo e sempre uguale, incapace com’è di modificare il flusso della sua vita. E quando una coppia benestante, in partenza per una settimana alle Maldive, dimentica nel suo taxi le chiavi della loro meravigliosa villa da mille e una notte, Gianni azzarda: si impossessa della villa e della vita del suo proprietario, finendo in una giostra di emozioni mai vissute prima che culminano nell’incontro inaspettato con Lola (Ilaria Spada), un sogno di ragazza che vede in lui un vincente e che gli sconvolge l’esistenza.

Gianni diventa un’altra persona e quella con Lola è davvero “Tutta un’altra vita”… e sarebbe pronto a mollare tutto per lei se non fosse che al termine della settimana di vacanza i legittimi proprietari ritornano alla villa…

Pondi, al secondo film da regista, sfoggia infatti tutto il suo lungo curriculum di sceneggiatore (stavolta collaborando con altre tre firme, quelle di Paolo Logli, Riccardo Irrera e Mauro Graiani) con un lavoro più intimo e sottile in merito ai suoi protagonisti. Rispetto alla produzione “brizziana”, Tutta un’altra vita non si preoccupa tanto di prendere di mira la società, piuttosto decide di spostare la sua attenzione principalmente sul singolo individuo. Enrico Brignano, Paola Minaccioni e Ilaria Spada condividono magari gli stessi sogni di fuga dalla propria routine, ma non c’è una reazione “di classe” o unitaria a smuoverli drammaticamente. Ognuno di loro interpreta invece un comportamento ben preciso e distinto, tra chi ha scelto di adattarsi, chi si rifiuta strenuamente e chi invece non vuole smettere di sognare nonostante tutto.

Il film parte dalla semplice domanda che ognuno di noi si è fatto almeno una volta nella vita. Cosa faresti se da un momento all’altro diventassi ricco? Inseguiresti il sogno nonostante i rischi? Ogni spettatore si immedesima perfettamente nel personaggio di Brigano, soprattutto quando utilizza ogni stratagemma necessario per mantenere entrambe le vite prima che le due strade si intrecciano. Menzione speciale per la Spada che si trova molto a suo agio in questo film e lo impreziosisce con la sua bellezza.

In Tutta un’altra vita ogni personaggio vive una vita doppia: la prima reale, concreta, tangibile, fatta di frustrazioni e desideri non appagati; la seconda immaginaria, visionaria, splendente poiché all’interno ci sono tutti i sogni più belli e, apparentemente, irraggiungibili. Soltanto il caso, il destino, il fato, mette alla prova il desiderio del protagonista attraverso la tentazione di esplorare la nuova vita. Non la volontà, la ricerca, il desiderio di rivoluzionarla. Una sorta di rassegnazione silente avvolge la quotidianità, il vero dramma del depotenziamento delle proprie capacità, del proprio credere nel cambiamento che porta all’essere appagati, a vivere con serenità ciò che si è davvero.

Tutta un’altra vita è una commedia in stile Borotalco, con Sergio che fingeva di essere l’architetto Manuel Fantoni. Ma il regista, pur ammettendo di amare il film di Verdone del 1981, dice di aver fatto più riferimento ai film di Alberto Sordi in questa commedia che inneggia all’amore: “sia tra marito e moglie che tra marito e amante”.

Alessandro Pondi tiene il polso della situazione anche quando il film scava nei personaggi, cercando di dare spessore e motivazioni per rinnovare l’empatia con il pubblico. Enrico Brignano rispetta il ruolo e usa se stesso con parsimonia, per essere più credibile che comico, così come fa Paola Minaccioni nella parte della moglie. Sarebbe stato banale vederla in un ruolo antipatico per avvalorare la fuga temporanea del marito, invece è anche lei schiacciata dalla routine ma più solida. L’arrivo del personaggio di Ilaria Spada, sempre brava nel passare dall’aristocratica alla popolana in un batter di ciglia, è ciò che per Gianni significa “sogno e son desto”. Anche con un finale senza l’ovvia risoluzione che ci si sarebbe aspettati, la commedia Tutta un’altra vita suggerisce di guardarci allo specchio per chiederci se c’è qualcosa che ci manca e quanto vogliamo aspettare prima di rimediare.