Un nemico che ti vuole bene

Un nemico che ti vuole bene è un film di genere commedia, thriller del 2018, diretto da Denis Rabaglia ed interpretato da: Diego Abatantuono, Antonio Folletto, Sandra Milo, Antonio Catania, Ugo Conti, Massimo Ghini, Andrea Preti, Roberto Ciufoli, Mirko Trovato.


Un nemico che ti vuole bene, il film diretto da Denis Rabaglia, vede protagonista il professore Enzo Stefanelli (Diego Abatantuono).

Una notte di pioggia l’uomo salva la vita a un giovane ferito da un’arma da fuoco. In cambio l’uomo colpito (Antonio Folletto), un killer di professione, gli promette di trovare e uccidere un suo nemico, chiunque esso sia. Anche se Enzo insiste nell’affermare di non avere un nemico, il giovane si mette a cercarne uno, creando il caos nella vita del professore. Dapprima scettico, finalmente Enzo apre gli occhi sulla sua vita e sulle persone che lo circondano…

Riuscirà Enzo a individuare il suo vero nemico?

E come si comporterà il killer, ormai diventato il suo unico amico?

E se fosse vero che ognuno di noi ha un nemico da eliminare?

Il perfetto incipit da commedia del film sarebbe tratto da una storia realmente accaduta, raccontata a Rabaglia da alcuni colleghi georgiani. Racconto ingigantito o verità incredibile, pare proprio che in quel paese un sicario abbia deciso di ricompensare l’uomo che gli aveva salvato la vita offrendosi di uccidere per lui una persona per lui scomoda, a titolo gratuito. Tutti abbiamo dei nemici; è questo l’assunto da cui parte il film di Rabaglia, che vede il professore Enzo Stefanelli (Diego Abatantuono) continuamente vessato da una famiglia di parassiti e approfittatori che vivono grazie ai suoi soldi, senza un briciolo di riconoscenza.

Il concetto di partenza è chiaro, tutti abbiamo dei nemici. Di cui non siamo consapevoli a volte, perchè li vogliamo ingnorare, e vogliamo credere siano soltanto una nostra fantasia, vogliamo credere sia il principio di una mania di persecuzione, e nient’altro che una giustificazione dei nostri demeriti. O perchè da persone perbene, con fatica abbracciamo le regole di un mondo di lupi, con fatica accettiamo di abituarci ai comportamenti disonesti, e certi problemi preferiamo allontanarli da noi, osservarli da lontano, come qualcosa che non ci riguarda, convinti che girando la testa si possa evitare di vedere il male. Questo cambiamento, questo approccio alla vita differente, basato sulla trasformazione del personaggio principale, innanzitutto, è la regola prima di ogni schema classico di sceneggiatura. Da uomo ingenuo qual è Enzo cerca un riscatto per diventare qualcosa d’altro, pur senza sapere bene cosa, ed è proprio attraverso il ribaltamento che il regista punta a creare delle situazioni comiche, e lo schema, per certi versi, funziona efficacemente. L’arco di trasformazione oltre a lui coinvolge Salvatore, che avrà la sua occasione di redimersi, mentre gli altri personaggi, non proprio secondari, sono lasciati ad orbitare senza troppe soluzioni dentro l’ingranaggio, forse troppo marginali per l’importanza effettiva ed il peso specifico che hanno nel bilancio complessivo del film.

Letta a tavolino, la sceneggiatura è un colabrodo: perché il sicario dovrebbe invadere la vita del suo salvatore? Perché andare a letto con la figlia? Superato il prologo, tutto diventa pretestuoso e un po’ incongruo, fino a un epilogo abbastanza sgangherato.

Nonostante questo, la perplessità e lo sconforto con cui Abatantuono attraversa il film, informandosi con la curiosità del neofita sul mestiere del nuovo amico e reagendo alla maleducazione dei suoi familiari, dicono a sufficienza della possibilità intatta di un cinema di puro mascheramento, del valore del capocomico dentro la farsa d’arte, quando la qualità dell’interprete è già storica.

La scelta di Rabaglia di abbandonare il thriller puro, al quale lo spunto narrativo ben si prestava, per un racconto più leggero e divertente, paga nella riuscita finale del film, che si tiene sempre in perfetto equilibrio tra divertimento e inquietudine, grazie a tecnici e cast che hanno regalato al girato un’armonia rara. Rabaglia muove la telecamera ad arte, sia nella location pugliese che in quella svizzera. Per i fan di Abatantuono sarà interessante riconoscere nella casa al mare del professore la dimora de “Il giudice Mastrangelo”.