Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate) è un film del 2018 diretto da Julian Schnabel ed interpretato da: Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Stella Schnabel, Mads Mikkelsen, Niels Arestrup, Alan Aubert, Amira Casar, Lolita Chammah.


Il pittore Vincent van Gogh, dopo un’esperienza a Parigi, dove non ottiene la stessa fortuna che all’epoca avevano gli impressionisti, decide di recarsi ad Arles, paesino di campagna ideale per dipingere gli ampi paesaggi da lui amati.

Gli abitanti però, lo considerano un pazzo e lo maltrattano provocando nel pittore dall’animo irrequieto reazioni impulsive. Durante i ricoveri in ospedale, il fratello minore Theo, unica persona che lo capisce e crede nelle sue doti, gli propone di farsi spedire i dipinti a Parigi, affinché li possa vendere. Le sue opere però non vengono apprezzate e Vincent continua a passare una vita da povero ad Arles. In seguito giunge ad Arles anche il pittore Gauguin, inizialmente amico e sostenitore di Vincent, ma poi sempre più in contrasto con quest’ultimo, a tal punto da abbandonare la “casa gialla” in cui i due vivevano e lavoravano. In seguito ad un’altra crisi emotiva, van Gogh si taglia un orecchio. Infine si reca in una chiesa e in un ospedale per cercare di riabilitarsi.

Pittore celebre negli anni Ottanta, Julian Schnabel si converte al cinema negli anni Novanta e realizza il suo primo film su un soggetto seducente ma cimentoso (Basquiat), evitando i rischi maggiori (agiografia melensa e glamour smaccato) e procedendo per tocchi fugaci.

Un film su un pittore è raramente realizzato da un pittore ma Schnabel ne gira addirittura due. Ventidue anni dopo trasloca in Francia per raccontare il bisogno permanente di Van Gogh di dipingere. Come fu per Basquiat, l’autore americano non cerca di penetrare l’enigma della creazione, che appare un’acquisizione indiscutibile (anche) nel personaggio di van Gogh. Ad appassionare Schnabel è quello che rivela la relazione tra il pittore olandese e Paul Gauguin, tra l’artista dei girasoli bruni e il suo tempo.

Trasportato come van Gogh dalla luce della Provenza, Schnabel coglie quel passaggio folgorante di cui non resta niente ad Arles, alcun quadro, alcun edificio a parte un modesto impasse intitolato a suo nome. Tutta la storia di van Gogh, come quella di Gauguin, è segnata dal destino, marcata dall’insuccesso, l’incomprensione e alla fine l’isolamento. Dei campi di grano, del fogliame d’autunno, dei cipressi monumentali, dei giardini selvatici, dei fiori floridi, dei fondali gialli, dell’arancio ardente dei crepuscoli, del colore rovesciato sulla tela come magma incandescente, i suoi contemporanei non sapevano che farsene. Alieno al mondo che lo circondava, l’artista esprimeva un malessere profondo, una disperazione totale e una lucidità intensa, che lo rendeva sovente odioso agli altri.

Il volto lungo di Willem Dafoe, che lo incarna, non rivela alcun recesso in cui potremmo infilarci per meglio comprenderlo, la sua performance in economia, la sua maniera scostante, gli sguardi scollati, la tensione nervosa dimostrano che il pittore non era né folle né malato. Al contrario Schnabel rappresenta con dolorosa acuità la sua situazione di uomo economicamente dipendente dal fratello.

Intingendo in una palette a immagine della sua anima tormentata, l’attore insegue la ricerca di van Gogh di un posto nella società, il suo desiderio di essere riconosciuto. Quello che interessa al regista è rendere conto del mondo nel quale viveva van Gogh, dove l’impressionismo era l’arte dominante, perché è in quel mondo che ritroviamo le convenzioni sociali che lo rigettano.

Anima errante nel bagliore dei colori e nell’oro dei campi, van Gogh non poteva dimorare, non poteva seguire una norma di comportamento o creare una famiglia come il fratello Theo. Nel suo stile paranoico e tempestoso, Antonin Artaud scriveva che era stata la società a uccidere Van Gogh. Senza affermare le cose in maniera così tranchant, Schnabel incarna tuttavia i colpevoli rovesciando la tesi del suicidio e interpretando in maniera troppo didascalica la sua (misteriosa) morte. Ma più verosimilmente è la lucidità che ritorna a ucciderlo come un proiettile e come confessa al dottor Gachet di Mathieu Amalric.

Schnabel manca forse l’appuntamento con Vincent van Gogh ma afferra l’idea che un artista è in parte determinato dai luoghi e dagli usi del suo tempo, mortale, irrimediabilmente mortale. Vincent van Gogh non era un essere sacro, il suo genio non era un mistero divino, la sua arte nasce dal dubbio, il dolore e il sudore, dentro l’impossibile previsione del futuro. Alle torsioni delle sue tele, il regista risponde con gli strumenti del cinema provando a suo modo a governare il caos.

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray

Produttore Lucky Red
Distributore Warner Home Video
Anno pubblicazione 2019
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 2,35:1 Anamorfico 1080p
Formato audio 5.1 DTS HD: Italiano Inglese
Sottotitoli Italiano Italiano NU
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
Extra Trailer

Scheda Tecnica Edizione DVD

Produttore Lucky Red
Distributore Warner Home Video
Anno pubblicazione 2019
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 2,35:1 Anamorfico
Formato audio 5.1 Dolby Digital: Italiano Inglese
Sottotitoli Italiano Italiano NU
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
Extra Trailer

Scheda Film