Vice - L'uomo nell'ombra

Vice – L’uomo nell’ombra (Vice) è un film del 2018 scritto e diretto da Adam McKay ed interpretato da: Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell, Tyler Perry, Alison Pill, Lily Rabe, Eddie Marsan, Justin Kirk, Bill Pullman, Jillian Armenante, Brandon Sklenar, Mark Bramhall, Brandon Firla, Shea Whigham.


Il film è narrato da Kurt, un fittizio veterano delle guerre in Iraq e in Afghanistan. Il film si apre con Dick Cheney e altri funzionari della Casa Bianca che rispondono agli attentati dell’11 settembre 2001, decidendo le prossime mosse da parte della Casa Bianca. Avviene poi un’analessi, che ci riporta nel Wyoming del 1963, nel periodo in cui Cheney lotta con l’alcolismo che lo ha portato a lasciare Yale e dedicarsi a lavori umili. Dopo che l’uomo viene fermato da un vigile mentre guida ubriaco, sua moglie Lynne lo convince a ripulire la sua vita.

Il film ci porta quindi al 1969, quando Cheney trova lavoro come stagista alla Casa Bianca durante l’amministrazione Nixon. Lavorando sotto il consulente economico di Nixon, Donald Rumsfeld, diventa un esperto politico, impegnato a destreggiarsi tra impegni con Lynne e le sue due figlie, Liz e Mary. Cheney ascolta Henry Kissinger che discute del bombardamento segreto della Cambogia col presidente Nixon, rivelandogli il vero potere del ramo esecutivo. L’atteggiamento non favorevole di Rumsfeld li porta a essere allontanati da Nixon, evento che si rivelerà un colpo di fortuna per entrambi gli uomini: dopo le dimissioni di Nixon, legate allo scandalo Watergate, Cheney assume la carica di capo di gabinetto della Casa Bianca per il presidente Gerald Ford, mentre Rumsfeld diventa segretario della difesa.

Dopo che Ford termina l’incarico perdendo contro Jimmy Carter, Cheney corre per diventare rappresentante per il Wyoming. Dopo aver pronunciato un comizio elettorale imbarazzante, Cheney ha il suo primo infarto. Mentre si riprende, Lynne tiene dei comizi elettorali per conto di suo marito, aiutandolo a ottenere un seggio nella Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Durante l’amministrazione Reagan Cheney sostiene una serie di politiche conservatrici che favoriscono le industrie dei combustibili fossili. In seguito, lavora come segretario della difesa sotto il presidente George H. W. Bush durante la Guerra del Golfo. Al di fuori della politica, Cheney e Lynne fanno i conti con l’omosessualità della loro figlia minore, Mary. Cheney, sebbene sviluppi ambizioni di candidarsi alla presidenza dopo Bush senior, decide di ritirarsi dalla vita pubblica per risparmiare Mary dall’attenzione dei media.

Durante la presidenza di Bill Clinton, Cheney diventa l’amministratore delegato di Halliburton mentre sua moglie Lynne alleva golden retriever e scrive libri. Un falso epilogo afferma che Cheney ha vissuto il resto della sua vita in modo sano e felice nel settore privato, dopodiché il film continua. Cheney viene infatti invitato a diventare un alleato di George W. Bush durante le elezioni presidenziali del 2000. Riconoscendo che il giovane Bush è più interessato a compiacere suo padre che a raggiungere il potere per sé stesso, Cheney mira a prendere su di sé alcune responsabilità esecutive come politica energetica e politica estera. Come 46º Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Cheney lavora col Segretario della difesa, che torna a essere l’amico Rumsfeld, col consulente legale David Addington e col capo dello staff Scooter Libby per esercitare il controllo delle principali decisioni in materia di politica estera e di difesa.

Il film ritorna all’indomani degli attacchi dell’11 settembre, quando Cheney e Rumsfeld determinano le invasioni statunitensi di Afghanistan e Iraq, provocando l’uccisione di civili e la tortura dei prigionieri. Le azioni di Cheney si dimostrano chiave nella decisione di entrare nelle due guerra, che porteranno a migliaia di morti e all’ascesa dello Stato islamico sull’Iraq. Mentre la guerra al terrore sale, Cheney continua a lottare coi propri problemi cardiaci. Il film copre anche vari eventi della sua vicepresidenza, tra cui il suo sostegno alla Teoria Esecutiva Unitaria (una teoria della legge costituzionale americana secondo cui il Presidente possiede il potere di controllare l’intero ramo esecutivo), il CIA-gate, la sparatoria accidentale a Harry Whittington e le tensioni tra le sorelle Cheney sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Mentre racconta l’addio di Cheney alla sua famiglia dopo un altro ricovero in ospedale, Kurt viene ucciso in un incidente automobilistico mentre fa jogging. Nel marzo 2012 il suo cuore sano viene trapiantato a Cheney. Pochi mesi dopo Cheney consente a Liz di prendere una posizione pubblica contro il matrimonio omosessuale per ottenere l’elezione alla precedente carica del Congresso di suo padre, portando alla frammentazione della famiglia Cheney. Alla fine del film, un irato Cheney rompe la quarta parete e consegna un monologo al pubblico, affermando che non ha rimpianti per ciò che ha fatto nella sua carriera.

Dopo La grande scommessa Adam McKay continua nel filone della satira ad altissima velocità, passando dalla finanza corrotta ma pur sempre contenuta in una manciata di anni del film precedente, fino ad abbracciare in Vice – L’uomo nell’ombra una biografia politica di circa cinquant’anni, che inizia durante l’amministrazione Nixon.

Abita il corpo di Cheney il camaleontico Christian Bale, in una performance impressionante ma allo stesso tempo pure in understatement, calma, sicura di sé, come fosse una pietra intorno a cui turbina la corrente. L’unica che tiene il suo passo e che anzi all’inizio ne detta il ritmo è la moglie Lynne, interpretata da Amy Adams, al principio più assetata di potere del marito e poi, scoraggiata dal coming out della figlia, quasi restia a fare l’ultimo passo. Ma a quel punto è troppo tardi: Dick ha assaggiato il potere e ne è inebriato, persino più di quanto lo sia dalle paste che lo spingono verso ripetuti infarti. Quando a Cheney sarà offerta la vicepresidenza, normalmente considerata una carica poco influente, lui ne farà la posizione da cui dominare l’intera amministrazione. Eminenza grigia si circonda di una schiera di aiutanti, tra cui il suo ex maestro Donald Rumsfeld (che ha il volto di Steve Carell), abituato a una politica più aggressiva, mentre la caratteristica di Cheney è sempre stata quella di essere quieto, silenzioso, poco appariscente.

Non riesce infatti a farsi strada nelle elezioni e in un sondaggio interno al partito Repubblicano finisce ultimo, così decide di rinunciare alle primarie con rammarico. Solo in seguito capirà che invece quella è stata una benedizione e il suo potere (che in un geniale inserto viene paragonato a quello del Galactus della Marvel) sarà molto più influente così, esercitato dietro un presidente incapace come George W. Bush. Quest’ultimo è interpretato da Sam Rockwell che, in un ruolo piuttosto detestabile, riesce a fare quasi tenerezza, perché non capisce quale serpe si sia preso in seno pur di emanciparsi dal padre.

Vice racconta una perversa fascinazione per il potere, che esplode quando il protagonista realizza come un incontro a porte chiuse tra Nixon e Kissinger può portare al bombardamento di Paesi lontani e a dare una nuova direzione al mondo intero. A rendere però il film qualcosa di unico è lo stile dal ritmo forsennato e dal taglio eccentrico, con la voce over di un narratore che incarna l’uomo comune americano (è il buon Jesse Plemons) e con diverse trovate spiazzanti. Per esempio a un certo punto sembra che la carriera di Cheney sia finita e iniziano cartelli via via più esagerati e agiografici su come la vita del protagonista e della sua famiglia si sia incamminata verso un bucolico tramonto, con tanto di titoli di coda che partono, solo per poi essere interrotti da una fatale telefonata.

McKay gioca inoltre con le rappresentazioni del potere, scavalcando a destra il gusto shakespeariano di House of Cards e immaginando uno scambio di battute tra Dick e la moglie Lynne in pentametri giambici e inglese arcaico. A cui subito però giustappone la versione più “realistica” di quella stessa situazione, dove Cheney si limita a bofonchiare un paio di battute pensieroso e la moglie annuisce, togliendo ogni grandeur anche al suo genio di cospiratore. Si ride quindi parecchio, ma sempre a denti stretti e spesso dopo la risata arriva subito il colpo allo stomaco.

Il film si spinge inoltre al di là della figura del protagonista, in una satira della società americana impoverita economicamente e pure moralmente, assorbita dall’intrattenimento e dallo sballo, disinteressata o incapace di fronte a una politica labirintica. Ci sono passaggi ferocissimi, di pura misantropia, dove l’abbrutimento e l’idiozia degli americani (ma vale in fondo per ogni popolazione democratica) emergono prepotentemente, grazie a stacchi di montaggio extradiegetici. A volte questi inserti sono frammenti di scene in luoghi lontani, ma in qualche caso sono persino analogici, come fossimo in un film di Ejzenstejn. Il motivo più ricorrente è quello della pesca che Cheney praticava e i cui ami con esca punteggiano il film, sottolineando come il protagonista tenda le proprie trappole.

I mutamenti politici innescati da Cheney, tra cui spicca la nascita di Fox News con la morte della par condicio, sono visti come il germe da cui prende il via la deriva destrorsa dell’America (ma non solo) contemporanea, con un dilagare di falsità o, per dirla come Trump, di “fatti alternativi”. Ma anche il gusto per nomi nuovi e ingannevoli, con la funzione rendere idee e leggi più digeribili agli elettori, è una strategia chiave già di Cheney e dei suoi esperti di comunicazione. Del resto durante la Presidenza Bush è stata fatta una guerra sulla base di informazioni falsate riguardo armi di distruzioni di massa in Iraq e sono stati coniati raccapriccianti eufemismi, come “interrogatorio potenziato” per indicare in pratica la tortura senza nominarla mai.

Il film non vuole comunque dare la colpa al solo Cheney che pur ha fatto la sua parte, ma ha in fondo anche preso parte a un sistema già diretto in questa direzione. Ancora giovane infatti chiederà al suo maestro Rumsfeld: «Noi in cosa crediamo?» e quello gli scoppierà a ridere in faccia. Gli ideali insomma erano già ampiamente morti ben prima che lui arrivasse al potere e la Casa Bianca di Nixon era una messa in scena, dominata da Kissinger, dove la sola cosa importante era non farsi cogliere con le mani nel sacco. Il genio di Cheney è stato agire con la riservatezza e la discrezione di un uomo quasi invisibile.

 

Scheda Tecnica Edizione Blu Ray

Produttore Leone Film Group
Distributore Eagle Pictures
Anno pubblicazione 2019
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 2,35:1 Anamorfico 1080p
Formato audio 5.1 DTS HD: Italiano Inglese
Sottotitoli Italiano
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
Extra Trailer

Scheda Tecnica Edizione DVD

Produttore Leone Film Group
Distributore Eagle Pictures
Anno pubblicazione 2019
Area 2 – Europa/Giappone
Codifica PAL
Formato video 2,35:1 Anamorfico
Formato audio 5.1 Dolby Digital: Italiano Inglese
Sottotitoli Italiano
Tipo confezione Amaray
Numero dischi 1
Extra Trailer

Scheda Film