Ray Harryhausen è il “padre” degli effetti speciali moderni (scomparso qualche fa), lui era il vero mito dello Stop Motion.

Lo Stop Motion era una tecnica molto difficile per animare alcune creature nei film, praticamente è simile al modo di fare i cartoni animati con la differenza che si usano dei modellini in tre dimensioni  realizzati in resina, gomma e metallo, che vengono mossi e fotografati, le fotografie vengono messe in sequenza così da dare la sensazione del movimento sullo schermo.

Pioniere di questa tecnica su Willis O’Brien, creatore del King Kong del 33, di cui Ray Harryhausen fu allievo. Fu proprio durante la visione di King Kong, che Ray ancora bambino rimasse stupefatto dai mostri dell’isola del teschio. Appassionato di quegli effetti iniziò a crearli da solo in modo amatoriale riuscendo a incontrare il suo mentore O’Brien che notò subito la bravura di questo ragazzo consigliandogli di studiare un po’ l’anatomia per rendere le creature più naturali e quindi più vere.

Ray Harryhausen iniziò con brevi corti ispirati alle favole, poi a storie sui di dinosauri di cui era un grande appassionato e a collaborare con O’Brien. Il suo primo lavoro professionale fu Il Re dell’Africa (1949), dove il protagonista era un gorilla, la storia in parte ricorda un po’ King Kong, ma con una creatura a dimensioni più piccole rispetto allo scimmione molto più famoso, memorabile la lotta corpo a corpo tra il gorilla e un lottare, dove si vede l’interazione perfetta tra un attore (in questo caso un vero lottatore) e la creatura in stop motion.

Nel 1953 realizza il suo primo film: Il risveglio del Dinosauro, (The Beast from 20,000 Fathoms) alla regia di Eugène Lourié, tratto dal racconto: La sirena da nebbia (The Fog Horn, 1951) di Ray Bradbury. Un dinosauro si risveglia dal suo sono dopo milioni di anni, rimasto ibernato nei ghiacci del polo nord e si dirige verso New York, solo un piccolo gruppo riuscirà a fermare il mostro usando un proiettile radioattivo, ironia della sorte era stata proprio un esperimento atomico a risvegliare il mostro. Memorabili tutte le scene con il Rhedosaurus, che più che un dinosauro somiglia a un drago e a un coccodrillo, cult la scena della distruzione del faro.

Il mostro dei mari (It Came from Beneath the Sea), regia di Robert Gordon (1955), questa volta è la costa ovest degli Stati Uniti ha subire le distruzioni e il mostro è un polpo gigante che fa a pezzi il Golden Gate stringendolo fra i suoi tentacoli, di nuovo sarà un gruppo misto di militari e scienziati a fermare il pericolo.

La Terra contro i Dischi Volanti (Earth vs. the Flying Saucers), regia di Fred F. Sears (1956), niente mostri stavolta, questo è uno dei primi film d’invasione aliena su larga scala ispirato al romanzo di Wells la guerra dei mondi, e all’omonimo film prodotto da George Pal tre anni prima. Il film non ebbe il successo sperato, soprattutto in rapporto alla pellicola di Pal, poco convincenti gli Ufo che sembrano un po’ delle torte, un po’ delle forme di formaggio, ma risultano belle le scene di distruzione di famosi monumenti, che ispireranno il film Indipendence Day.

A 30 milioni di Km. dalla Terra (20 Million Miles to Earth), regia di Nathan Juran (1957).

Questo film c’interessa da vicino perché si svolge in Italia.

Un’astronave di ritorno da un viaggio d’esplorazione su Venere precipita a largo delle coste della Sicilia, oltre agli astronauti sul nostro pianeta è arriva un piccolo mostriciattolo Ymir, una lucertola antropomorfica che crescerà molto in fretta e raggiungerà Roma dove verrà abbattuto dopo essersi arrampicato sul Colosseo. Ultimo film di Ray Harryhausen in bianco e nero, Ymir è una delle creature più famose del Maestro, per la sua simpatia e la sua mimica facciale soprattutto da piccolo. L’astronave è veramente enorme una delle più grandi che abbia mai visto in un film di fantascienza e molto bello lo scontro tra Ymir e l’elefante.

Il 7º viaggio di Sinbad (The 7th Voyage of Sinbad), regia di Nathan Juran (1958). Ispirato ai racconti dei 7 viaggi di Sinbad il marinaio presenti nella raccolta delle mille e una notte. Questo è il primo film fantasy con effetti di Ray Harryhausen e il primo a essere a colori. Si trovano tante creature fantastiche: un ciclope con un corno e le gambe da satiro, un Drago da guardia, un uccello gigante a due teste. Scena memorabile tra le tante, lo scontro tra Sinbad e il mago cattivo che evocherà uno scheletro con cui l’eroe avrà un duello con la spada. Questo è anche il primo film di una trilogia su Sinbad (senza legami fra loro).

I viaggi di Gulliver (The 3 Worlds of Gulliver), regia di Jack Sher (1960). Un adattamento fantasy/avventuroso del romanzo di Jonathan Swift. Il film racconta le avventure del medico inglese Gulliver, a Lilliput terra di uomini piccolissimi con una forte ispirazione mediorientale, poi a Brobdingnag, la terra dei giganti ispirata alla corte inglese dei Turdor. Nel film ci sono poche creature di Harryhausen, solo un scoiattolo gigante, un coccodrillo di dimensioni quasi standard, ma molto ben animato.

L’isola misteriosa (Mysterious Island), regia di Cy Endfield (1961). Un altro adattamento fantastico questa volta ispirato a uno dei libri meno famosi di Verne, L’isola misteriosa (dove c’è un’apparizione del protagonista di 20.000 leghe sotto i mari, il capitano Nemo)

Il film narra di un gruppo di soldati nordisti e sudisti che durante la guerra civile americana vengono trasportati con un pallone su una misteriosa isola, dove ci sono degli animali giganteschi, un granchio e un uccello che somiglia a una via di mezzo tra un dodo e uno struzzo, entrambi saranno uccisi e mangiati dai naufraghi, poi un alveare di api giganti, in fine si vede un calamaro gigante che attaccherà il Nautilus di Nemo. Il film è una sorta di sequel del film Disney di 20.000 leghe sotto i mari, ma sia il Nautilus e che il suo leggendario capitano qui appaiono molto meno carismatici.

Gli Argonauti (Jason and the Argonauts) regia di Don Chaffey (1963).

Il film racconta la storia di Giasone e degli Argonauti alla conquista del Velo d’oro, nell’impresa partecipano molti eroi tra cui anche Ercole, una versione di Ercole molto vicina a quella che ci viene raccontata nei miti greci. Tra le scene più belle c’è sicuramente lo scontro con ben sette scheletri armati di armi greche, Talo il gigante di metallo a guardia del tesoro degli dei e l’idra a guardia del Vello d’oro con ben sette teste.

Questo è il mio film preferito di Ray Harryhausen, viene fatto vedere nelle scuole americane per spiegare la mitologia greca. Mi piace soprattutto perché è un adattamento molto fedele del mito originale.

Base Luna chiama Terra (First Men in the Moon), regia di Nathan Juran (1964). Film di fantascienza adattamento dal romanzo I primi uomini sulla Luna (The First Men in the Moon, 1901) di H. G. Wells. Durante la prima esplorazione della Luna degli astronauti trovano un’antica bandiera inglese, si scopre che quello non è stato il primo viaggio sul nostro satellite e che 60 anni prima ancora in epoca vittoriana, Arnold Bedford, lo scienziato Joseph Cavor e la fidanzata di Arnold: Katherine ‘Kate’ Callender avevano raggiunto la Luna grazie alla Cavorite, una speciale vernice anti gravita. Scoprono che sulla luna ci sono delle formiche senzienti che vogliono conquistare la terra. L’esercito delle formiche è molto bello, come anche la loro base sotterranea.

Il finale del film ricorda la fine della guerra dei mondi sempre di Wells.

Un milione di anni fa (One Million Years B.C.), regia di Don Chaffey (1966). Remake del Sentiero dei mostri del 1940.

Questo film è prodotto dalla mitica Hammer Film, casa di produzione inglese famosa per i suoi film Horror. La storia racconta avventure preistoriche di due comunità diverse, il popolo del rocce, dedito alla caccia e più primitivo e selvaggio; e quello delle conchiglie, più civile che vive di pesca. Un uomo del popolo delle rocce viene esiliato dalla sua tribù, e trova una nuova casa con il popolo delle conchiglie dove si innamora di una giovane e bellissima primitiva interpretata da Raquel Welch, molto sexy in bikini di pelliccia. Il film è una sorta di versione preistorica di Romeo e Giulietta dove ci sono anche vari mostri preistorici come Dinosauri e simili. I protagonisti non parlano, tranne alcuni suoni, la storia viene raccontata da una voce narrante (consiglio la visione in lingua originale perché nella nostra versione la voce da stupide battute che rovinano il film). Il film inoltre festeggiava il primo anniversario della Hammer, il successo fu enorme tanto che furono prodotti altri due film sullo stesso genere: Quando i dinosauri si mordevano la coda (When Dinosaurs Ruled the Earth, 1970), sempre con effetti in Stop Motion, ma non eseguiti da Harryhausen, ma da un suo allievo: Jim Danforth. L’altro film: La lotta del sesso sei milioni di anni fa, sempre del 1970, non ha più dinosauri, ma belle cave girl poco vestite.

La vendetta di Gwangi (The Valley of Gwangi), regia di Jim O’Connolly (1969)

Questa film ha una produzione travagliata, scritto negli anni 30 avrebbe dovuto replicare il successo di King Kong, gli effetti dovevano essere realizzati da O’Brien, Gwangi doveva essere un enorme scorpione, ma la sceneggiatura passò di mano in mano (come spesso accade ad alcuni film) spesso cambiando la storia. La storia è una fusione tra un film di mostri e un Western. Gwangi è un Tirannosauro che per dimensioni è simile ai Velociraptor di Jurassic Park e altri dinosauri come triceratopi, che vengono presi al lazzo da alcuni cowboys. Questo film fu usato come ispirazione appunto da Steven Spielberg per il suo film sui dinosauri. All’epoca però fu accolto molto freddamente, la storia era datata oramai sia come film Western che di fantascienza, nello stesso anno uscì 2001 odissea nello spazio che cambiò la fantascienza per sempre.

Il viaggio fantastico di Sinbad (The Golden Voyage of Sinbad), regia di Gordon Hessler (1974)

Secondo film di Sinbad, ma siamo lontani dal 7° viaggio. Sicuramente bella la dea Kalì in Stop Motion, e bello lo scontro tra il centauro e il griffone, ma meno carismatico in confronto ad altre creature dei film precedenti. Suggestive le musiche di Miklos Rozsa. Il protagonista John Phillip Law è famoso per essere stato il Diabolik nel film di Mario Bava e l’angelo nel film di Barbarella di Roger Vadim.

Sinbad e l’occhio della tigre (Sinbad and the Eye of the Tiger), regia di Sam Wanamaker (1977)

Dopo il successo del film precedente si pensa a un terzo capitolo, ma è il più debole, nonostante si passa dai luoghi esotici e orientali all’estremo nord ghiacciato, con un tempio egizio al polo nord.

Tra le creature c’è un Minotauro di metallo e come nocchiero un cavernicolo con un corno sulla testa e una tigre dai denti a sciabola.

Scontro di titani (Clash of the Titans), regia di Desmond Davis (1981).

Questo è ultimo film di Ray Harryhausen, da genio e artista capisce che la tecnica dello Stop Motion ha oramai fatto il suo tempo e che il cinema sta cambiando, ma vuole chiudere in bellezza, per questo torna a una sua grande passione la mitologia greca. Scontro di Titani è un film epico e con un grande dispiego di mezzi e con grandi attori. Si racconta il mito di Perseo, figlio di Zeus e di Danae principessa di Argo, il re Acrisio suo padre la fa rinchiudere in una bara per poi lasciarla in balia del mare. Zeus dall’olimpo uccidere Acrisio, fa distruggere Argo da Poseidone con il Kraken, ultimo dei titani, unici sopravvissuti sono Danae e il piccolo Perseo che raggiungono l’isola di Serifo. Gli anni passano Perseo diventa un giovane forte di cui il divino padre e molto orgoglioso.

Ma il figlio di Teti, Calibos, fa arrabbiare il padre degli dei, ha infatti cacciato i cavali alati sacri a Zeus, l’unico sopravvissuto è Pegaso, per questo lo punisce trasformandolo in un mostro simile a un satiro con corna e coda da rettile.

Teti allora si vendica trasportando il figlio di Zeus nell’Anfiteatro della città di Giaffa, dove Perseo incontra l’attore e drammaturgo Ammon. Il giorno dopo, Perseo riceve doni dal Monte Olimpo da parte di Zeus che gli regala delle armi degne di suo figlio: una spada indistruttibile, uno scudo e un elmo che rende invisibile, ma sulla città di Giaffa Calibos ha lanciato una maledizione, lo spirito della principessa Andromeda è costretto durante il sonno a raggiungere il mostro e deve poi sottoporre i suoi pretendenti a un indovinello e se non si riesce a risolverlo il pretendente viene ucciso. Perseo già innamorato d’Andromeda, riuscito a catturare Pegaso risolve il quesito e può quindi sposare la principessa, ma le cose si complicano per colpa della vanitosa Cassiopea che si permette di paragonare sua figlia Andromeda alle dee, Teti lancia una maledizione se entro pochi giorni Andromeda non verrà data in sacrificio al Kraken, Giaffa seguirà il destino di Argo.

Perseo inizierà un viaggio per scoprire come distruggere ultimo dei titani, e l’unico modo è uccidendo Medusa e usando il suo potere contro il Kraken.

Il film meriterebbe una recensione a se per tutti i riferimenti e rimandi che ci sono.

Da cosa iniziare gli Dei: a interpretare Zeus c’è il grande Laurence Olivier, che ha tra le battute più belle del film come: “Libera il Kraken” battuta che fa venire a pelle d’oca, per non parlare delle battute finali che chiudono il film, veramente belle ed epiche. Tra gli altri dei ci sono Maggie Smith che interpreta la vendicativa Teti, (l’attrice è famosa per aver interpretato la professoressa McGranitt nella saga di Harry Potter) e Ursula Andress è Afrodite (l’attrice è la più famosa bond girl)

Il piatto forte di Scontro di Titani sono le creature che sono tra le più belle e le più carismatiche, alcune sono ibridi, Pegaso per esempio a volte è un vero cavallo bianco altre volte è realizzato in Stop Motion, altre volte per le scene di volo si usa il classico green screen, anche Calibos a volte soprattutto per i primi piani è un attore truccato, altre volte per le scene di lotta si usa la sua controfigura in latice, in modo particolare per animare la coda. Una curiosità appunto per Calibos, Ray Harryhausen per la prima volta riutilizza una sua creatura di un film precedente, cioè il cavernicolo di Sinbad l’occhio della tigre, naturalmente modificandolo un po’.

Le creature migliori sono sicuramente Medusa, terrificante nel suo antro, con tutto il corpo metà di donna metà di serpente, che oltre a pietrificare con lo sguardo è armata con un arco, e il Kraken che si vede in tutta la sua terrificante potenza solo alla fine del film e che può in parte ricordare Cthulhu (anche se il Kraken è una creatura del mito nordico non presente nella mitologia greca). Questo mostro è senza dubbio la creatura più grande mai realizzata dal maestro. Va ricordato anche Bubo, una civetta meccanica costruita da Efesto, la quale può essere capita solo da Perseo e che salverà l’eroe diverse volte (ricorda un c1-p8 di guerre stellari). Poi sempre nel film ci sono cani a due teste, una versione scheletro di Caronte, scorpioni giganti.

Ora dovrei parlare del remake Scontro tra titani del 2010 e del suo seguito diretti da Louis Leterrier, ma visto che per me quei film non esistono proprio sono felice d’ignorarli.

Come ho già detto con questo film si chiude la filmografia di Ray Harryhausen e anche il periodo d’oro delle creature in Stop Motion. Ray Harryhausen non si è limitato a fare FSX nei “suoi” film, ma ha partecipato come produttore e sceneggiatore, e a volte si è divertito ad apparire come comparsa, ha vinto nel 1992 uno speciale oscar alla carriera premiato da Tom Hanks che dichiara quella sera che il suo film preferito era gli argonauti.

La tecnica dello Stop Motion verrà continuata ad essere usata in molti film, per esempio nella trilogia classica di Star Wars per animare alcune creature (spesso con risultati migliori della CG), nel La Casa e nell’Armata delle tenebre di Sam Raimi in quest’ultimo si vede un’intera armata di scheletri prendere vita e attaccare il castello, ma soprattutto nei film di Tim Burton interamente realizzati con questa tecnica come Nightmare Before Christmas e la Sposa cadavere dove c’è un pianoforte di marca Harryhausen, e il maestro ha fatto visita in entrambi i set, e il piccolo Coraline tratto da un romanzo di Neil Gaiman (il creatore di Sandman).

Per concludere credo che per capire l’importanza di Ray Harryhausen nel cinema le parole migliori siano quelle di Terry Gilliam, che nel ricordarlo ha detto: “Quello che facciamo oggi con i computer in digitale, Ray l’ha fatto tanto tempo prima senza computer. Solo con le dita.”

A cura di Alan Gray